Casilli e Tubaro sono molto netti:
La realtà è che il lavoro con i click richiede competenze reali, soprattutto quando diventa la principale fonte di reddito per un individuo o una famiglia, e quindi deve garantire somme di denaro relativamente elevate. Poiché la regola sulla maggior parte delle piattaforme è “chi prima arriva, meglio alloggia”, per vincere bisogna lavorare molto velocemente. I nostri intervistati ci dicono che per essere veloci è necessario aver studiato il profilo del cliente, avere esperienza con il tipo di attività proposta, sviluppare routine per velocizzare il lavoro e acquisire strumenti come le scorciatoie da tastiera. Si tratta di abilità che si apprendono con la pratica e con i consigli degli altri, in modo da migliorare nel tempo. Oltre alla velocità, il lavoro di clic deve essere eseguito con precisione. Anche errori marginali possono comportare il rifiuto del lavoro da parte del cliente e quindi una perdita di guadagno per il lavoratore. La precisione migliora anche con l’esperienza e con una certa comprensione degli obiettivi del cliente. Mentre all’inizio delle nostre indagini, qualche anno fa, abbiamo raccolto testimonianze di persone che non vedevano affatto l’utilità del loro lavoro, oggi incontriamo sempre più lavoratori esperti che hanno compreso appieno come la loro attività alimenta l’economia digitale e, in particolare, l’intelligenza artificiale. La utilizzano per produrre risultati che hanno maggiori probabilità di essere premiati con la convalida (e quindi il pagamento) da parte dei clienti. È inoltre necessario essere flessibili, soprattutto in termini di orari di lavoro, per tenere conto del fuso orario con i clienti e i gestori della piattaforma, che spesso hanno sede negli Stati Uniti o in Europa. Alcune persone con cui abbiamo parlato ci hanno raccontato di clienti abituati a pubblicare i loro lavori più o meno negli stessi giorni della settimana e/o agli stessi orari, e hanno adattato i propri orari di lavoro per essere i primi ad accedervi. Flessibilità significa anche poter passare da una piattaforma all’altra, ad esempio quando una di esse non offre più un numero sufficiente di lavori, ricostituendo il proprio profilo e – cosa molto importante – la propria reputazione, misurata dal tasso di successo e dallo storico dei lavori completati. È inoltre necessario avere dimestichezza con le lingue. (…) È inoltre necessario conoscere la cultura del paese in cui si svolge il lavoro. (…) è necessario essere in grado di lavorare in modo indipendente e avere autodisciplina, soprattutto quando si tratta di lavorare di notte o in orari insoliti. (…) In Venezuela, bisogna essere in grado di lavorare in multitasking, saltando da un compito all’altro e da una piattaforma all’altra alla ricerca di una retribuzione più alta. Soprattutto, è necessario padroneggiare i tassi di cambio formali e informali e avere familiarità con il mercato delle valute nere, in modo da non perdere tutti i guadagni nella conversione in valuta locale. È inoltre necessario essere formati e mantenere un capitale sociale di contatti che possano aiutare nei momenti di bisogno, dato che le piattaforme con sede all’estero, senza radici locali, non forniscono alcuna forma di protezione sociale. In Madagascar e in Egitto, dove il lavoro si svolge principalmente in uffici condivisi, all’interno della stessa società di subappalto, è necessario saper collaborare con il proprio team, rispettare le scadenze e seguire le istruzioni impartite dai responsabili. (…) Sebbene il lavoro del click non sia del tutto privo di qualità, è comunque invisibile e svalutato. È invisibile perché le aziende digitali non hanno interesse a rivelare l’intervento umano, che smentirebbe il mito dell’inesorabile progresso tecnologico e dell’intelligenza artificiale sempre più potente. Poiché può essere svolto a distanza, soprattutto (anche se non esclusivamente) nei Paesi del Sud del mondo, il lavoro del click è anche meccanicamente escluso dal nostro campo visivo e, finora,
non è stato visto dal pubblico. (…) mantenendo l’immagine di un’attività semplice e di bassa qualità, i clienti e le piattaforme evitano qualsiasi aumento della retribuzione. Presentare i lavoratori come una massa indifferenziata li rende sostituibili, eliminando qualsiasi differenza radicata nella formazione o nell’esperienza e qualsiasi specificità che possa far lievitare i prezzi. (A. Casilli – P. Tubaro, “Travail du clic, travail sans qualité?” – traduzione in proprio)