Vulnerabilità e interdipendenza

sintetizza:

mentre la vulnerabilità è una condizione universale, alcune vite risultano più vulnerabili, e quindi meno vivibili, a causa dell’assenza di adeguate infrastrutture socio-economiche e politiche che le sostengano. E questo dipende dal fatto che nessuna vita può essere pensata nella sua indipendenza e separatezza dalle reti di vita più ampie: da una più vasta organizzazione economica e sociale, dall’ambiente e dai sistemi di sostentamento, dalle infrastrutture collettive che affermano e sostengono l’interdipendenza. La distribuzione differenziale della vulnerabilità obbliga a porsi la domanda «a chi spetta una buona vita?». Ma l’interdipendenza tra le vite, la consapevolezza che una «vita buona» è «una vissuta insieme agli altri, una vita che non può essere chiamata vita senza gli altri», diventa la leva attraverso cui riportare al centro la lotta e la rivendicazione dei diritti di un «noi» che nasce dall’alleanza. Un’alleanza che dia forma a un progetto radicalmente democratico, rifondato sull’uguaglianza e sull’obbligo reciproco. (G. Serughetti, “La società esiste”)