Apprendere in chiave cibernetica

l’apprendimento si riferisce (…) non al soggetto, alla sua formazione e/o trasformazione, ma a un obiettivo da raggiungere, a un telos. Per questo, l’apprendimento è considerato dai cibernetici equivalente alla retroazione (feedback), caratteristica di tutte le forme di comportamento. Assunto quest’ultimo come il cambiamento ravvisabile in qualsivoglia entità nel rapporto con ciò che le è intorno, “il principio della retroazione significa che il comportamento viene periodicamente confrontato con il risultato da conseguire e che il successo o il fallimento di questo risultato modifica il comportamento futuro”. (…) Nell’apprendimento si tratta, in altri termini, di un mutamento oggettivo esternamente osservabile, uno scarto tra dati in ingresso e in uscita, input/output – indifferente agli stati “interni” del suo “portatore”. In maniera affatto contraria a quanto viene naturale pensare, dunque, l’insegnamento, che pare descrivere un’azione semplicemente subìta da colui cui viene in-segnato, chiama in causa la soggettività; mentre l’apprendimento, che pure sembra assumere il punto di vista del soggetto che apprende (la “centralità dello studente” ritorna in tutti documenti governativi e paragovernativi, e puntualmente vi torna dissimulando, non certo involontariamente, la posizione di subordinazione alla finalità del sistema programmato) è in realtà interessato esclusivamente al risultato misurabile dell’apprendimento medesimo. (V. Pinto, “Mezzo secolo e ci siamo. Cibernetica e nuova formazione”, in “Tecniche e miti. Le trappole dell’intelligenza artificiale”)