Dispositivi quali i malware,
sistemi d’arma attraverso i quali potenze di taglia inferiore agli Stati Uniti possono tentare di sovvertire l’ordine internazionale e spianare la strada ad assetti multipolari (…) Da un punto di vista geopolitico, (…) la prospettiva strumentale che defnisce il malware come oggetto coercitivo è deficitaria. Essa non prende in considerazione le possibili conseguenze che il software malevolo può generare una volta attivato nelle reti. Infatti, l’architettura computazionale di cui ci serviamo oggi è fondamentale aperta. (…) l’azione dei malware può ritorcersi contro l’attaccante, vanificandone gli obiettivi. Si tratta di programmi costituiti da codici che, se installati in un computer, istruiscono la macchina a compiere delle operazioni precise. Certo, essi possono essere programmati per infettare dispositivi, prendendo autonomamente possesso delle loro funzioni di calcolo e di controllo. Tuttavia, Stuxnet e Wannacry non si lasciano ridurre ad armi, dal momento che eccedono l’intenzionalità tattica o strategica sottesa al loro utilizzo. (A. Colasanti, “Luci e ombre dell’arma cibernetica”, in Limes 11/2023)