bisogna comprendere come funziona il modello matematico della piattaforma. È lì che le lotte sociali risuonano con le attività di ricerca scientifica e diventano complementari. Oggi, numerosi ricercatori lavorano sulla posta in gioco della trasparenza degli algoritmi, per comprendere meglio il loro funzionamento. Sia gli informatici sia i ricercatori in scienze sociali si concentrano su questi algoritmi proprietari per aprire la scatola nera e mostrare come sono costruiti. Bisogna analizzare tanto le loro componenti tecniche quanto le logiche socio-economiche che li determinano. Quali sono le forze sociali al lavoro nel servizio di Ricerca e sviluppo di Google o nel laboratorio di design? Quali sono le logiche professionali, le ideologie o le procedure amministrative che pesano sulle decisioni scientifiche? Al di là dei parametri, un algoritmo è anche questo. I lavoratori non potranno avere una visione d’insieme del suo funzionamento fin tanto che non ci sarà una visione chiara degli elementi costitutivi, sociali e tecnici. Alcune scelte di ideazione delle piattaforme sono introdotte per stabilire un’asimmetria di potere tra lavoratori e management. I fattorini non sanno dove sono gli altri fattorini. Al contrario, la piattaforma ha una visione quasi divina dell’intera città, con delle zone rosse che si attivano, con la possibilità di inviare un fattorino da un quartiere all’altro per ottimizzare la prestazione. Questo mostra chiaramente una disparità di potere e un vero e proprio sistema di sorveglianza, bisogna comprendere come funziona il modello matematico della piattaforma. È lì che le lotte sociali risuonano con le attività di ricerca scientifica e diventano complementari. Oggi, numerosi ricercatori lavorano sulla posta in gioco della trasparenza degli algoritmi, per comprendere meglio il loro funzionamento. Sia gli informatici che i ricercatori in scienze sociali si concentrano su questi algoritmi proprietari per aprire la scatola nera e mostrare come sono costruiti. Bisogna analizzare tanto le loro componenti tecniche quanto le logiche socio-economiche che li determinano. Quali sono le forze sociali al lavoro nel servizio di Ricerca e sviluppo di Google o nel laboratorio di design? Quali sono le logiche professionali, le ideologie o le procedure amministrative che pesano sulle decisioni scientifiche? Al di là dei parametri, un algoritmo è anche questo. I lavoratori non potranno avere una visione d’insieme del suo funzionamento fin tanto che non ci sarà una visione chiara degli elementi costitutivi, sociali e tecnici. Alcune scelte di ideazione delle piattaforme sono introdotte per stabilire un’asimmetria di potere tra lavoratori e management. I fattorini non sanno dove sono gli altri fattorini. Al contrario, la piattaforma ha una visione quasi divina dell’intera città, con delle zone rosse che si attivano, con la possibilità di inviare un fattorino da un quartiere all’altro per ottimizzare la prestazione. Questo mostra chiaramente una disparità di potere e un vero e proprio sistema di sorveglianza. (…) La divisione tra sublimi del codice e cottimisti del clic inizia con la negazione dell’esistenza stessa di questi ultimi. Mi ricordo di confronti sbalorditivi avuti con degli ingegneri qualche anno fa: quando io sottolineavo l’importanza di studiare i micro-lavoratori, loro parlavano di “piccoli indiani” senza importanza che “passavano dopo gli ingegneri”, come spazzatutto, una volta finito il loro lavoro. È un discorso molto pesante, tinto di un disprezzo di classe innegabile. Il problema di comprensione tra queste due categorie di lavoratori del digitale è, a mio avviso, sostenuto da un elemento esogeno, cioè la metanarrazione dell’automatizzazione completa. In filosofia, la metanarrazione è una cornice teorica che spiega degli eventi storici per mezzo di un ideale trascendente con l’obiettivo di legittimare un ordine politico. Quello dell’automatizzazione completa è l’ultima di queste grandi metanarrazioni. È sopravvissuto alla caduta di tutti gli altri: l’emancipazione, il comunismo, il progresso, etc. Questo mito esiste da secoli e oggi è largamente condiviso, tanto in seno alle destre pro-mercato che in alcuni ambienti della sinistra radicale. (…) È fattualmente falso sostenere che ciò su cui oggi lavorano i “sublimi” è l’automatizzazione completa. Perché i sistemi che chiamiamo intelligenze artificiali sono in realtà delle tecnologie ancorate alle attività umane, e le attività umane cambiano sempre, si adattano. Questo perché se oggi addestriamo un modello di apprendimento automatico, il cui obiettivo è realizzare un’attività, bisognerà costantemente riadattarlo e introdurre nuovi dati, poiché queste attività cambiano. I dati che inseriamo nei nostri sistemi tecnologici sono dei dati storici, che si riferiscono a un tempo t nel passato (A. Casilli, “Il lavoro del clic”, in “Tecniche e miti. Le trappole dell’intelligenza artificiale”)