Sissa precisa
Uno smartphone, destinato a essere mediamente in uso per due anni, vedrà così circa l’80% del suo dispendio totale di energia consumato prima ancora di venire acquistato. Il peso della fase di produzione nell’impatto energetico è di circa il 60% per un televisore connesso, un po’ inferiore all’80% per un laptop. Una parte della posta in gioco ambientale delle tecnologie digitali non è quindi legata all’uso che ne facciamo, ma deriva dal suo processo produttivo. (…) Si dovrebbero utilizzare uno smartphone e un laptop, rispettivamente per dieci e dodici anni, per causare nell’uso la stessa quantità di emissioni di carbonio associata alla produzione dei dispositivi stessi. Queste cifre, anche se frutto di approssimazioni grossolane – data la complessità della supply chain cui abbiamo accennato –, danno un’idea del peso dell’impronta ambientale della produzione del digitale. (…) Le considerazioni sulla tecnologia avanzata e sulle relative emissioni incorporate valgono per tutte le tecnologie e non solo per quelle digitali. Ad esempio, anche i pannelli solari hanno una percentuale alta di emissioni incorporate rispetto al totale delle emissioni di cui sono responsabili. E questo può solo complicare ulteriormente il quadro. (G. Sissa, “Le emissioni segrete. L’impatto ambientale dell’universo digitale”)