Postare carbonio

Sissa è netta:

«postare» una foto su un social significa far transitare su Internet l’immagine dal proprio dispositivo fino al server che gestisce l’account, chiedere al servizio di visualizzarla sulla bacheca con i permessi di accesso indicati (solo amici, tutti, ecc.) e immagazzinarla nel nostro spazio. La richiesta partita dal dispositivo digitale viaggia su Internet, arriva al server su cui risiede il servizio che la elabora e che ci restituisce, sempre tramite Internet, quanto richiesto. Il server a cui accediamo per ottenere il servizio di solito risiede «in remoto», insieme a molti altri, in un data center «in cloud». Quando i dispositivi sono connessi a Internet ogni richiesta di servizio comporta far transitare dati, creare traffico, richiedere elaborazione: tutto questo consuma energia elettrica e quindi provoca emissioni di carbonio (…) Le azioni virtuali utilizzano infatti infrastrutture su scala globale, i cui relativi consumi di energia elettrica avvengono oltre il nostro perimetro di controllo. Noi al massimo possiamo percepire che, quando usiamo certe App dello smartphone, i Gigabyte utilizzati aumentano. Non vedere e non pagare direttamente i consumi elettrici ci porta a pensare che non esistano e dunque a non preoccuparci di ridurli. L’impronta ambientale della tecnologia digitale è ampiamente sottovalutata dai suoi utenti, data la «miniaturizzazione» dei dispositivi usati per connettersi e l’«invisibilità» delle infrastrutture utilizzate. Questo fenomeno è rafforzato dalla diffusa disponibilità di servizi in cloud computing, che rende la realtà fisica degli impatti sempre più impercettibile. (…) oltre ai consumi dei dispositivi utente (smartphone o calcolatori), esistono i consumi della rete interna ai data center, quelli della rete Internet, quelli della rete domestica o aziendale (cablata o radio), quelli della rete cellulare. Di tutti questi consumi solo quelli della rete domestica o aziendale sono noti o quantomeno visibili all’utente finale: di tutti gli altri si tende a ignorare l’esistenza, salvo nel caso della loro indisponibilità. (…) Va osservato, ed è centrale ai fini del nostro discorso, come i sistemi di connessione debbano essere non solo sempre accesi e attivi, ma anche dimensionati in funzione del carico massimo ammissibile. A ogni SIM generata (si badi bene, generata, non venduta) corrisponde dunque un aumento dei consumi operativi delle reti: l’operatore che prevede un aumento della domanda crea le SIM e contemporaneamente aggiorna l’infrastruttura (G. Sissa, “Le emissioni segrete. L’impatto ambientale dell’universo digitale”)