La sovraimplicazione suprema

Curcio identifica come sovraimplicazione e descrive la falsa ideologia dell’unicità dello sviluppo tecnico scientifico:

[si tratta della] convinzione diffusa secondo cui lo sviluppo tecnico-scientifico ha un carattere neutro e indifferente alla tirannia del modo di produzione capitalistico. Sicché della scienza e della tecnologia si potrebbe fare un uso buono o cattivo, ma niente di più e niente di meno (…) Questa ideologia è falsa e, ancor peggio, controproduttiva. Infatti, mentre accende la speranza in un “uso buono” di una tecnologia cattiva, spegne la ricerca di una tecnologia orientata a favorire una convivenza umana emancipata dalla brutalità arcaica dello sfruttamento e del dominio capitalistico. (…) [La scienza e la tecnica si vincolano] inevitabilmente alle finalità aziendali, all’eccellenza operativa dei processi produttivi e alla massimizzazione del profitto. Il che porta con sé anche una ulteriore conseguenza: la progressiva esclusione delle altre possibilità di innovazione e sviluppo alternative a beneficio di quelli acquisite e incluse (…) Le aziende capitalistiche non sono nate per immaginare ricerca scientifica e tecnologica finalizzata al bene comune (…) [Il compito di scienziati ricercatori e tecnici] è progettare e realizzare prodotti e innovazione concorrenziali, in grado di accrescere entrate e profitti (…) nei laboratori di ricerca del contesto occidentale, chi compie le scelte fondamentali non sono certo gli scienziati e ricercatori; In ultima analisi, è il capitale internazionale in gran parte dominato e controllato degli Stati Uniti. Per questo, abbattere il mito della unicità dello sviluppo tecnologico è diventata a questo punto una condizione necessaria per affermare (…) l’universalità dei bisogni, la possibilità di ciascuno di gioire invio di forze produttive nate dallo scambio universale, l’espansione delle possibilità creatrici proprie e di ciascuno sulla base dello sviluppo storico pregresso. (R. Curcio, “Sovramplicazioni. Le interferenze del capitalismo cibernetico nelle pratiche di vita quotidiana”)