Rivoluzioni mediatiche

Gulson, Murphie e Witzenberger riassumono:

La prima rivoluzione mediatica ha comportato lo sviluppo di modalità espressive più aperte all’astrazione, in particolare la scrittura. Questo ha cambiato il mondo in modo drammatico, dalle religioni del libro all’adozione da parte della filosofia occidentale della scrittura come registrazione delle forme di riflessione, al commercio e alla nuova capacità del capitale di tenere i conti. La seconda rivoluzione mediatica, dalla stampa fino all’attuale ambiente dei social media e degli sms e, secondo alcune prospettive, dell’informatica stessa ha comportato la copia e l’ampia distribuzione di rappresentazioni (parole, immagini, film, ma anche testi su cellulari, post su pagine di social media e codice). Questo ha cambiato il mondo in modo drammatico e famoso, in una rivoluzione scientifica e tecnica resa possibile dalla distribuzione della conoscenza, dall’ascesa della democrazia, dei pubblici e dello Stato-nazione, in parte resa possibile dai giornali e dalle letterature nazionali, e molto altro ancora. Gran parte dell’organizzazione dell’istruzione, la cui forma attuale è stata sviluppata per potenziare le abilità di scrittura (ad esempio, file di banchi, corsi e programmi con strutture relativamente fisse, che consistono in rappresentazioni da “elaborare”). Questo riflette una lunga storia di un certo tipo di economia e di vita sociale, basata sulla circolazione e sull’impegno delle rappresentazioni; è anche il modo in cui di solito pensiamo, forse in modo troppo ristretto, ai media e alle comunicazioni. In modo ancora più ristretto, molta organizzazione educativa è concepita nei termini molto particolari della seconda rivoluzione mediatica degli anni Cinquanta. In questo senso, i modelli “informativi” (come la psicologia cognitiva) che informano gran parte della comprensione e dell’organizzazione dell’educazione si basano sull’idea che l’acquisizione della conoscenza comporti la ricezione, l’immagazzinamento e l’eventuale recupero, quando necessario, di informazioni (sia come “conoscenze” sia come “abilità”), attraverso l’elaborazione simbolica e come rappresentazioni simboliche. Tuttavia, l’IA fa parte di una transizione verso una “terza rivoluzione mediatica” (…) insieme a: tecnologie interattive; realtà virtuali, aumentate e miste nella loro trasformazione della percezione; iper-rete, reti globali di sensori e Internet delle cose (IoT); genetica e optogenetica, droni, robotica e bot; algoritmi nel trading finanziario. La terza rivoluzione mediatica utilizza o intensifica elementi della prima e della seconda rivoluzione mediatica. Ma lo fa in un modo che cambia significativamente il gioco. La scrittura e la rappresentazione perdono il loro status “primario” negli eventi. Nella terza rivoluzione mediatica, i media e le comunicazioni non si limitano più a rappresentare il mondo. Piuttosto, le tecnologie della terza rivoluzione mediatica mirano a far confluire attivamente i media e il mondo l’uno nell’altro. I media e il mondo si trasformano reciprocamente attraverso le tecnologie della terza rivoluzione mediatica, spesso in modo piuttosto drammatico. Queste tecnologie leggono il mondo per agire al suo interno; si pensi all’attacco di un drone o alla tecnologia IoT che regola la temperatura e l’illuminazione. L’IA, ad esempio, non è solo una questione di scrittura e rappresentazione, ma una tecnologia mediatica che può, ad esempio nei veicoli a guida autonoma, rispondere al mondo in tempo reale. In effetti, lo scopo dell’IA è quello di agire nel mondo e di consentire ad altre tecnologie di agire nel mondo (come la robotica). Nella terza rivoluzione mediatica, i media trovano nuove forme e molte nuove nicchie nel mondo, per modulare ed essere modulati dal mondo. È questa trasformazione del mondo che è in parte guidata dall’intelligenza artificiale. Richiede ancora vecchie alfabetizzazioni, ma anche nuove alfabetizzazioni. Infatti, al di là dell'”alfabetizzazione” in sé, richiede nuoveconcezioni dell’attività, di cosa sia e di cosa significhi essere attivi in un mondo in cui mondo e tecnologie si modulano così intensamente a vicenda (K. N. Gulson, A. Murphie, K. Witzenberger, “Amazon Go for Education?”, in AA. VV., “Digital Disruption in Teaching and Testing. Assessments, Big Data, and the Transformation of Schooling” – traduzione in proprio)