Taddeo riprende il concetto di danah boyd:
Non sempre, tuttavia, (…) complessità e pluralità di spazi accessibili, sia interni sia esterni, riescono a essere maneggiate con successo. Spesso, invece, questa sovrapposizione spaziale produce (…) «collasso dei contesti»: si tratta dei momenti in cui capita di postare contenuti in uno spazio social, pensandolo come un luogo abitato e attraversato da un certo tipo di pubblici, per poi realizzare che, invece, i pubblici invisibili presenti nelle piattaforme possono leggere diversamente quel messaggio, privandolo delle necessarie marche contestuali e spesso, deliberatamente, mistificandolo (G. Taddeo, “Social. L’industria delle relazioni”, Einaudi)