Sindrome tipica dell’intellettualità che fonda il proprio rapporto con la dimensione digitale della conoscenza, dell’istruzione e della partecipazione comunicativa sulla proprie competenze disciplinari, giudicate essenziali nella vita civile e – comunque – assolutamene adeguate per ogni comprensione “colta” della realtà, grazie alla loro capacità di rilasciare categorie interpretative universali.
Tra i comportamenti corollario di questo approccio, si segnalano:
- la tendenza al pippone classicheggiante, ricco di citazioni di autori o tropi tipici del sapere di appartenenza;
- l’aspirazione alla censura mediatica, viatico per un passa-parola pararesistenziale, inebriante della propria e turbativo dell’altrui coscienza politica.

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