Codeluppi sintetizza:
il capitalismo ha continuato a produrre valore economico, ma modificando la sua natura e adottando un diverso tipo di organizzazione produttiva e culturale. Un’organizzazione nella quale Internet, rete informatica nata come spazio liberamente accessibile e priva di confini, si è progressivamente trasformata in uno spazio chiuso e privato che impone dei vincoli al singolo, il quale può accedere a certi servizi soltanto pagando un determinato prezzo o comunque fornendo delle informazioni dettagliate sui suoi comportamenti e sulla sua vita privata. (…) L’odierno “colonialismo dei dati”, invece, impone a tutti gli esseri umani di adattare le personali esperienze di vita a modelli rigidamente definiti dalle aziende che gestiscono le piattaforme digitali allo scopo di trasformarle in informazioni che possono essere raccolte e trattate per produrre valore economico. (…) trasformate da libera forma di socialità a condizione sociale che è obbligata ad adeguarsi a dei precisi standard tecnici, le attività relazionali delle persone possono essere gestite e manipolate dalle imprese operanti nel Web (…) , se si è sviluppato un importante distretto industriale come quello della Silicon Valley, è perché negli scorsi decenni lo Stato americano ha generosamente finanziato la ricerca scientifica, la quale poi è direttamente confluita nei prodotti tecnologici offerti sul mercato dalle imprese private. Dunque, più che alla genialità dei vari miti imprenditoriali, è alle ingenti risorse provenienti dai contribuenti americani che si deve l’elevato livello d’innovazione manifestato dalle imprese nate all’interno della Silicon Valley. (…) le imprese operanti nella Silicon Valley dispongono di un numero ridotto di dipendenti, perché in realtà fanno lavorare gli utenti o, meglio, organizzano e sfruttano efficacemente le informazioni che vengono prodotte dagli utenti, i quali solitamente non ricevono nulla in cambio. Dunque, il risultato finale per queste imprese è di ottenere dei consistenti guadagni. (V. Codeluppi, “I 7 tradimenti del digitale)