Quelli che…

[sono] nati dal secondo dopoguerra ai primi anni Sessanta, cresciuti durante il boom economico italiano – e sempre evitando determinismi generalizzanti – beneficiati da una rapida crescita industriale e da un’occupazione generalmente stabile. Da giovani si sono affacciati sul mondo con la forza dei numeri e con una serie di condizioni favorevoli di tipo politico (distensione internazionale), economico (crescita del Pil), sociale (rivoluzioni del costume) e demografico (positivo rapporto tra popolazione attiva e non attiva). Hanno saputo e potuto sognare un mondo diverso e lo hanno collettivamente imposto. Ma soprattutto, non hanno avuto declini all’orizzonte da temere, né limiti da rispettare. Potrebbero loro esser definiti come perennemente fortunati, mentre coloro della generazione X come perennemente in transizione e i millennial come perennemente precari? (A. Giordano, “Prefazione” a M. F. Guillén, “Perennials. Società e lavoro dopo la fine delle generazioni”)