Hackeraggio musicale

Lo esemplifica Benedetti:

La ricezione settimanale del salario fece germogliare uno spazio di identità che trovava nel ragtime, nel jazz e nei tanti stili derivati la colonna sonora di una libertà cercata con passione e fantasia. Addirittura si svilupparono degli stili ad hoc per questi party poveri di budget. È il caso dello “stride”, un sottogenere musicale sorto dalla necessità e dalle ristrettezze economiche: non potendo permettersi una band completa, veniva chiamato solo un pianista che, per tenere testa alla voglia di divertimento dei partygoers del tempo, si cimentava in modifiche delle strutture del blues e del ragtime insistendo sulla parte percussiva delle song, dando così ai ballerini la giusta scansione ritmica per scatenarsi. Come spesso è accaduto nella storia delle controculture e delle culture popolari, il poco diventava molto sviluppando l’immaginazione e nuovi codici interpretativi. Un modo naturale di approcciarsi all’hackeraggio dell’esistente che poi tornerà in tutte le controculture del Novecento. I rent party si protrassero per decenni passando dal primo dopoguerra al secondo dopoguerra fino agli anni sessanta quando, con la diffusione delle droghe, divennero più pericolosi per via delle risse e dei furti sempre più diffusi. Da quel momento in poi si interruppero naturalmente, ma il seme gettato a livello culturale e sociale era ormai fiorito e agì d a firestarter per altre innovazioni più importanti. (A. Benedetti, “La visione techno. Umanità, neo-macchine, futuro“)