Esperti critici versus attivisti

gli attivisti esaminano il ruolo dell’informatica nell’incarcerazione di massa (…) [e] le loro analisi crescono verso l’esterno. Esaminano come lo strato “interno” dei sistemi informatici sia sostenuto da istituzioni violente “esterne”, che collocano in un contesto storico. Gli attivisti prestano attenzione alle forze politiche, globali e locali, pubbliche e private, che sostengono il sistema carcerario; non sono accecati dall'”IA”. Gli esperti critici, al contrario, sbirciano all’interno della scatola del calcolo. Impegnati nella finzione che l’IA prenda decisioni, sollecitano un’IA che sia “etica” e meno “di parte”, come incapsulato da appelli alla “responsabilità algoritmica” (o “giustizia algoritmica”). Nella migliore delle ipotesi, la richiesta di responsabilità algoritmica potrebbe essere vista come il riconoscimento che la struttura interna dei sistemi informatici affamati di dati codifica la politica. Ma la responsabilità algoritmica può anche essere un gioco di prestigio, una falsificazione epistemica. L’idea spesso ripetuta che “gli algoritmi esercitano il loro potere su di noi” oscura il fatto che gli algoritmi da soli non fanno le cose nel mondo, ma le persone lo fanno. La responsabilità algoritmica pone un velo sulle istituzioni che mettono in atto decisioni violente e creano le condizioni per le decisioni da prendere prioritariamente. Questa sepoltura serve [per esempio] a naturalizzare l’incarcerazione. (Y. Katz, “Artificial Whiteness. Politics and Ideology in Artificial Intelligence” – traduzione in proprio)