Hund spiega:
Le aziende appartenenti (…) alla classe di operatori del marketing digitale sono apparse rapidamente e si sono affidate a diversi modelli operativi. Alcune di queste offrivano agli influencer e ai marchi l’opportunità di connettersi in una modalità transazionale, costruendo marketplace digitali proprietari che consentivano agli influencer e ai marchi di registrarsi per accedere, di trovarsi a vicenda e di impegnarsi in campagne a pagamento. Gli operatori del marketing effettuavano delle ricerche su queste piattaforme utilizzando una serie di parole chiave per reperire profili che approfondivano le metriche degli influencer, tra cui le loro aree di interesse (ad esempio la «sostenibilità» o i «viaggi») e la loro capacità di promuovere le vendite. Altre agenzie si rivolgevano direttamente agli influencer per conto di clienti che si occupavano di campagne pubblicitarie aziendali e ne riunivano una ristretta cerchia a cui rivolgersi personalmente per opportune collaborazioni con i marchi. Le agenzie di rappresentanza permettevano a influencer selezionati di avere a disposizione squadre di operatori del marketing che supportavano i loro marchi personali e tentavano di stabilire relazioni con le aziende della vendita al dettaglio. Come le tradizionali agenzie di talenti hollywoodiane, queste imprese ricercavano le celebrità dei social che volevano rappresentare e ne gestivano ogni aspetto professionale, come la ricerca e la negoziazione degli accordi, l’affiancamento nelle relazioni con i marchi e nelle campagne e l’offerta di un orientamento professionale generale. (E. Hund, “L’industria degli influencer. La ricerca dell’autenticità sui social media”)