“Intelligenza” ambigua

Paolo Vernaglione Berardi chiarisce:

Nel campo della medicina e della sanità, l’introduzione dell’IA mostra più che altrove l’ambivalenza insita nei dispositivi di gestione dei servizi sanitari, nel bio-lavoro, nella ricerca, produzione e commercio di protesi e cure. L’impiego dell’IA nella sanità genera preziosi dataset, digitalizza i registri dei pazienti, l’efficacia dei farmaci, gli strumenti medici, i dispositivi indossabili, i test clinici, la supervisione e l’efficacia delle cure, la diffusione delle malattie infettive e la fornitura di farmaci e vaccini. La personalizzazione dei trattamenti, i nuovi farmaci, il sequenziamento del DNA, la reazione digitale della polimerasi (dPCR), i nuovi marker cancerogeni e l’editing genetico (CRISPR) saranno implementati.

Ma il nuovo panorama della sanità e della ricerca medica prevede ingenti capitali. Uno studio del 2019 ha rilevato che nel 2025 il mercato della IA sanitaria crescerà del 41,7% arrivando nei soli Stati Uniti a 13 miliardi. Ciò significa che saranno le multinazionali del farmaco a organizzare, regolare e gestire sempre più nel mondo la sanità e la medicina in regime di mercato. Il fatto che le ragioni del profitto saranno relative all’aumento della longevità e che la commercializzazione da parte di big pharma scava un baratro tra chi può e chi non può curarsi, moltiplica i profitti dell’industria farmaceutica e rende inaccessibili i brevetti.

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