Non solo programmatori

Casilli chiarisce:

I lavoratori affinano costantemente ChatGPT in azione. Correggono sviste fattuali, come attribuire erroneamente La Divina Commedia a Calvino anziché a Dante. Smussano bias culturali, ad esempio quando il sistema assume stereotipicamente che un manager sia maschio. Assicurano inoltre la conformità alle normative, rimuovendo riferimenti inappropriati a dati personali o adattando le risposte alle leggi sulla privacy di ciascun paese. Questo monitoraggio continuo mantiene l’IA aggiornata, accurata e conforme. Ma significa anche che il lavoro dietro le quinte non finisce mai. Il progresso dell’IA, anziché ridurre la necessità di manodopera, alimenta una costante richiesta di input umano. Ciò genera una vasta riserva di lavoratori precari al servizio delle grandi aziende tecnologiche. (A. Casilli, “IL PARADOSSO DELL’IA: IL LAVORO NASCOSTO PER CREARE UN FUTURO SENZA LAVORO“, in Micromega 6/2024)