Parole d’ordine digitali?

Assolutamente NO. In primo luogo, perché “quello digitale è pluriverso“. In secondo luogo, perché – come argomenta Carofiglio – le “parole ordine” hanno valenza esclusiva, recintano, chiudono, riservano. C’è bisogno piuttosto di contrapporre al continente della competizione arcipelaghi fondati su valori (solidarietà, equità) e quindi su principi (mutualismo, cooperazione, giustizia contributiva), capaci di includere in modo significativo. Anche per queste ragioni “il digitale” è un termine confusivo e asservente: sottende e propaganda uniformità e omogeneità, somiglianza e unicità. E pertanto descrive e premia competenze adattive, capacità di soluzione di problemi connessi all’efficienza economica e alla razionalità del profitto. Detto in altri termini, sempre mutuati dalla riflessione di Carofiglio, bisogna immaginare comunità che utilizzino dispositivi digitali conviviali, caratterizzate dal loro essere frattali, ovvero capaci di replicare la propria struttura dal livello locale e immediato a quello planetario e generale.