Pseudo-umani

Curcio afferma che nelle attuali fabbriche dell’egemonia capitalistica, ovvero negli pseudo-ambienti generati artificialmente dalle macchine-IA, è del tutto assente ogni tessuto emozionale proprio delle relazioni prossimali e dei legami orizzontali. Le voci sono suono mentre nella quotidianità umana esse sono “legame vivente”, un impasto di suono, affettività, socievolezza e tocco che con le macchine-IA non ha proprio nulla a che fare: ça la corrente emozionale diventa – quando va bene – un involucro accessorio.
L’assenza strutturale delle emozioni delle macchine-IA generative ha due implicazioni:

  • l’irruzione delle parole e delle immagini crudeli nelle piattaforme dei social media e la sua gestione a fini di profitto;
  • l’entrata in campo di simil-umani che per accreditarsi assumono maschere umane al fine di svolgere il proprio lavoro.

    L’irruzione della crudeltà nelle piattaforme del web, assai prima di essere un problema tecnico, risponde a un gioco politico che sovra-implica il sistema delle macchine-IA e all’esigenza dei loro padroni di massimizzare le proprie capacità in funzione manipolativa della percezione degli utenti.


Lo pseudo-umano si presenta come una maschera, ovvero come strumento al servizio di un dispositivo che, attraverso un secondo dispositivo digitale, potrà rimandare a una fonte remota a certificarne l’autenticazione. (adattamento da R. Curcio, “Intelligenze artificiali e intelligenze sociali”)