Infrastruttura e colonizzazione culturale

Curcio è radicale: sostiene che l’inversione plateale della relazione tra gli umani e le macchine-IA viene presentata come razionalizzazione: la macchina amplia il proprio raggio di azione e risparmia lavoro umano, più costoso e meno efficiente, e dunque migliora il servizio all’utenza e abbassa i costi di esercizio. Alla fluidificazione umana delle relazioni viventi viene preferita la rigidità algoritmica della razionalità tecnica, offrendo così non una comunicazione, ma un un servizio organizzato per schemi precostituiti sulla base di rigidi standard: immagini stereotipate, retoriche semplificate, dizionari di frequenza, espressione omologate. Niente a che vedere con i linguaggi singolari, fantasiosi, creativi e d’invenzione. E questo istituisce un livellamento degli scambi che inevitabilmente conduce alla morte della parola viva e della comunicazione, al trionfo petulante delle astrazioni sommarie e delle parole vuote di contenuto e piene di pregiudizi. E così Internet non è un media ma un’infrastruttura in espansione che ingloba e subordina alla razionalità delle macchine-IA ogni attività e ogni media. Ossia è uno pseudo-ambiente di connessione globale, un contesto artificiale entro il quale anche i media tradizionali vengono riconfigurati nella loro funzione da luoghi di fiducia sulle fonti a non luoghi di erogazione di news a portata di click. E a generici link da consultare frettolosamente, fra i tanti che alimentano la bulimica rappresentazione quotidiana dell’immaginario istituito occidentale. Non luoghi digitali che dunque debbono inesorabilmente contendersi i flussi di attenzione degli utenti sulla piazza virtuale a suon di richiami ad alta intensità emotiva artificialmente prodotti ed evocati. Le entità coperte o scoperte che si propongono di sovra-implicare politicamente i processi di colonizzazione dell’immaginario degli utenti hanno lo scopo di carpire un click di favore per gli amici del momento o di indurli a lasciare un click di cancellazione, odio digitale per coloro che di volta in volta vengono etichettati come alterità, nemici o terroristi nel contesto geopolitico occidentale. La rete è per altro la frontiera amico/nemico più sorvegliata. Su di essa del resto non c’è utente che non lasci quotidianamente le sue impronte o possa sfuggire ai suoi controlli. Al fine della colonizzazione degli immaginari, la sorveglianza dell’identità cibernetica e dei loro orientamenti è così diventata la condizione prima e basilare del controllo sociale. (adattamento da R. Curcio, “Intelligenze artificiali e intelligenze sociali”)