Ingegneria della coscienza condivisa

Il processo di soggettivazione ipnocratica inizia precocemente, attraverso quello che potremmo chiamare un accoppiamento fondamentale con i sistemi digitali. Fin dai primi contatti con gli schermi, l’individuo in formazione non viene semplicemente influenzato dalle tecnologie; entra piuttosto in una relazione simbiotica dove entrambe le parti si modificano reciprocamente. Non si tratta soltanto di condizionamento comportamentale: è una vera e propria ingegneria della coscienza condivisa, dove l’umano e la macchina entrano in un processo di mutua definizione.Questa circolarità causale è fondamentale per comprendere la soggettività ipnocratica. Il soggetto non è semplicemente manipolato dall’esterno; è coprodotto in una danza continua con i sistemi algoritmici che non sono meri strumenti ma veri e propri partner di un dialogo esistenziale (…) Il soggetto non abita più semplicemente il proprio corpo; lo performa attraverso una continua negoziazione con le tecnologie che lo misurano, lo rappresentano e lo modificano. Il soggetto ipnocratico è paradossalmente più aperto proprio perché più plastico, più adattabile perché meno ancorato a una singola versione di sé. (J. Xun, “Ipnocrazia. Trump, Musk e la nuova architettura della realtà”)