Interdipendenza secolare

Le piattaforme digitali oggi sono un intricato groviglio di interdipendenze, un vero e proprio ecosistema sociale del lavoro. I legami tra gli utenti sono forti, replicando le vecchie catene di subappalto, ma in una veste digitale. Pensiamo agli influencer su Instagram: il loro successo dipende dalla capacità di coinvolgere i follower e influenzarne le scelte. Il loro lavoro – creare contenuti video, immagini e testi – si diffonde grazie alla rete di utenti online che condividono e amplificano i messaggi. Allo stesso modo, su piattaforme come Upwork, nelle piccole comunità di microlavoratori, si creano reti di subappalto informali. Dopo un accordo iniziale, il lavoro si frammenta, passando di mano in mano tra conoscenti, amici o persino familiari, in una catena di subappalti che si estende a livello locale. Questo fenomeno di “reintermediazione”, già descritto precedentemente, è evidente anche tra gli autisti Uber. In tutto il mondo, in paesi sia ricchi che poveri, si assiste alla compravendita o all’affitto di account app, creando una complessa relazione tra proprietari degli account e autisti, che sono contemporaneamente partner commerciali e fornitori di manodopera. Queste pratiche rivelano una sorprendente continuità tra il lavoro precario delle piattaforme digitali e le forme di lavoro tipiche delle prime fasi dell’industrializzazione, un legame inaspettato tra passato e presente.