gli studiosi di questa rivoluzione digitale che staremmo attraversando sono soliti tratteggiarla in quattro maniere diverse, a seconda che essa, i suoi strumenti e il nostro modo di utilizzarli ci conducano, a loro modo di vedere, verso un avvenire individualistico, tribale, responsabile o inclusivo. Nel primo caso, la concepiamo come il frutto dell’invenzione di potenti tecnologie che ci consentono di realizzarci, per l’appunto, come individui, in una società liberale non molto diversa da quella in cui viviamo oggi, ma più florida e funzionale, in cui ciascuno è responsabile per sé stesso ma non verso gli altri, dato che ognuno ha i mezzi informatici e le opportunità per mettere a frutto i propri talenti. Nel secondo caso, invece, pensiamo la rivoluzione digitale come qualcosa che è per pochi, come se le macchine su cui si regge servissero a gruppi più o meno grandi – élite, nazioni, blocchi di paesi alleati, in ultima istanza moderne «tribù» – per trarre dei vantaggi nei confronti di chi non ne fa parte e costruire un mondo basato sui propri valori, che non contempla il fatto di farsi carico di quelli altrui. Nel terzo caso, piuttosto, immaginiamo di voler essere responsabili e di servirci della tecnologia per risolvere i grandi problemi collettivi dell’umanità, come quelli ecologici, la carenza di cibo, le malattie, eccetera. Nell’ultimo, infine, concepiamo la rivoluzione digitale come un processo che, grazie ai suoi strumenti che ci consentono di superare i nostri bias e le nostre ideologie, ci conduce verso una migliore comprensione del punto di vista degli altri, verso l’incontro e l’armonizzazione con le loro prospettive, nella direzione di una società, per l’appunto, più inclusiva. L’intelligenza artificiale generativa, dunque, intesa oggi come il motore di tutto ciò, può essere inquadrata in ognuno di questi modi e, a seconda del modello che si utilizza per pensare al futuro che grazie a essa si vorrebbe costruire, può venire progettata, utilizzata e interpretata diversamente. (AA. VV., “Critica di chatgpt”)