Oggi si sta aprendo un mercato di tecnologie capaci di leggere i nostri pensieri e modellare la nostra mente sempre attraverso lo stesso processo: una dipendenza ludica che progressivamente scivola verso usi militari e securitari. Il nuovo rischio è che la nostra mente venga hackerata da interfacce, caschi, elettrodi, impianti che la stimolano, come ammonisce la ricercatrice americana Nita Farahany. Meglio prepararsi, perché la prospettiva non appartiene più al regno della fantascienza. Come gli Stati Uniti, anche la Cina è molto presente in questo segmento della guerra cognitiva: captazione di dati personali e della nostra attività cerebrale per ottimizzarci o manipolarci. Le tecnologie dell’ipervelocità sono duali by design. (…) più le nostre tecnologie duali, a partire dall’intelligenza artificiale, saranno capaci di riprodurre i nostri schemi neuronali, più rischiamo di perdere il controllo di noi stessi.(A. Mhalla, “Tecnopolitica. Come la tecnologia ci rende soldati”)