L’Evoluzione dell’Intelligenza Artificiale in Cina: Tra Innovazione e Tradizione
- L’Emergenza di DeepSeek e l’Impatto Globale. L’ecosistema tecnologico cinese ha assistito a un’ondata di rilasci di modelli di intelligenza artificiale, tra cui spiccano DeepSeek, Mianbi AI, Manus e Qwen di Alibaba, alimentando un rinnovato interesse per l’open source e stimolando un’ampia riflessione sulle differenze tra Cina e Stati Uniti nel campo dell’IA. Questo fervore ha generato quello che alcuni osservatori americani hanno definito un nuovo “Sputnik moment”, evidenziando la crescente competitività di Pechino nel settore. L’impulso governativo è stato significativo, con il Partito Comunista che ha cercato di capitalizzare questo slancio per allinearlo ai propri obiettivi strategici nazionali, integrando l’hype tecnologico nella vita quotidiana e nella narrativa politica. La diffusione dell’IA è pervasiva, con esempi che vanno dalla consultazione di DeepSeek sui mezzi pubblici all’utilizzo per scegliere il melone migliore al fruttivendolo, dimostrando una profonda penetrazione nella società cinese.
- L’Integrazione Culturale e Strategica dell’IA. La Cina si impegna a dare una sistemazione e coerenza alla rapida evoluzione tecnologica, assicurando che il flusso tra analisi, quotidianità e politica appaia naturale e controllato dalla leadership. In questo contesto, l’IA rappresenta un mix ipnotico di idealismo e sistematizzazione, dove ogni novità viene inserita all’interno del quadro culturale cinese esistente. L’esperienza di DeepSeek, analizzata da Yanjun Wu sul “Bulletin of Chinese Academy of Sciences”, non è presentata solo come un successo tecnico, ma come espressione di una visione dell’innovazione radicata nella cultura e nella strategia nazionale cinese. Un elemento distintivo di DeepSeek è il rilascio dei suoi modelli tramite licenze open source o “open weights”, una mossa audace che è stata interpretata come uno “schiaffo” ai rivali statunitensi, in particolare a OpenAI, la cui presunta “apertura” è stata messa in discussione.
Il Contesto Teorico e Culturale dell’Open Source in Cina
- La Visione Strategica dell’Open Source. L’articolo “开源的中国机会” (Le opportunità dell’open source in Cina) di Zhu Qigang, Zhang Guofeng, Zhu Caihua e Zhang Yi offre una cornice teorica fondamentale per comprendere l’approccio cinese all’innovazione digitale. Gli autori sostengono che l’open source non è un mero strumento tecnologico, ma una leva strategica, culturale e persino geopolitica. La Cina, avendo rapidamente attraversato le fasi di industrializzazione e informatizzazione, si trova ora nell’era dell’economia digitale con un’opportunità storica di sfruttare l’open source per forgiare un nuovo modello economico. Questo modello si basa sulla combinazione di “nuove forze produttive” (新质生产力, xīnzhì shēngchǎnlì), rappresentate dall’IA, “fattori di produzione non esclusivi” come la conoscenza, che si accresce con la condivisione, e “relazioni collaborative” intrinseche all’open source. L’open source è quindi visto come un pilastro per un nuovo paradigma economico digitale, non un semplice dettaglio tecnico, integrando il nuovo mantra della leadership cinese sulle forze produttive di qualità.
- La Risonanza Confuciana dell’Open Source. L’approccio cinese si distingue per la sua profonda risonanza con concetti chiave della cultura tradizionale, trovando nell’open source un’eco naturale.
- Il Principio di “天下为公” (Tiānxià Wéi Gōng). La natura di “bene comune digitale” dell’open source si allinea perfettamente con il principio confuciano di “il mondo appartiene a tutti”, un ideale di società dove il bene collettivo prevale sugli interessi individuali. La condivisione della conoscenza e del codice, pilastro dell’open source, riflette intrinsecamente questo spirito di mettere le risorse a disposizione di tutti per il beneficio comune, promuovendo un senso di proprietà collettiva e responsabilità condivisa.
- Il Concetto di “和合共生” (Héhé Gòngshēng). La natura collaborativa delle comunità open source si allinea con il principio di “armonia e coesistenza” o “unità nella diversità”. Le comunità open source, composte da individui con background e prospettive diverse che collaborano per un obiettivo condiviso, incarnano questa capacità di integrare visioni differenti in un ecosistema armonioso e produttivo, dimostrando come la diversità possa essere una forza unificante.
- L’Ideale del “大同” (Dàtóng). L’ideale confuciano della “grande armonia”, che promuove equità e condivisione delle risorse, è citato in relazione ai meccanismi di condivisione delle comunità open source. Queste ultime sono viste come espressioni moderne di questo ideale di beneficio collettivo, dove le risorse digitali sono distribuite equamente per il progresso di tutti, simboleggiando una società più giusta e inclusiva.
- La Meritocrazia di “选贤与能” (Xuǎn Xián Yǔ Néng). Il sistema di governance meritocratica che caratterizza le comunità open source, dove la qualità del codice e il contributo determinano il diritto di parola, viene collegato alla tradizione confuciana del governo basato sul merito, “eleggere i virtuosi e capaci”. Questo sistema, che premia il contributo attivo e la competenza tecnica, pur essendo infuso di un nucleo moderno di “uguaglianza di fronte alla comunità”, trova paralleli nella selezione basata sul merito auspicata dal Confucianesimo, garantendo a tutti la possibilità di contribuire e avanzare in base alle proprie capacità.
- L’Etica del Contributo nell’Era Digitale. Questo quadro culturale si riflette nell’evoluzione del sistema di valori nell’economia digitale, con il passaggio da fattori di produzione tradizionali a dati e algoritmi che porta all’ “etica del contributo”. In questo nuovo paradigma, il valore di un individuo è sempre più legato al suo apporto alla creazione e condivisione della conoscenza. La reputazione digitale, costruita attraverso i contributi all’open source, diventa una forma di realizzazione del valore individuale, in cui “il contributo è esistenza”, un’evoluzione moderna dei principi confuciani che valorizzano l’impegno e il contributo sociale per il bene comune.
Il Ruolo dello Stato e del Partito nell’Ecosistema AI
- La Direzione Politica e Geopolitica dell’AI. Dal punto di vista politico e geopolitico, l’adozione dell’open source è inserita in una strategia più ampia, quella della “Via della Seta Digitale”. Molti osservatori cinesi ritengono che Pechino possa trasformare il suo attuale slancio tecnologico in beni pubblici infrastrutturali digitali, aiutando i paesi in via di sviluppo a superare il “divario digitale” e rimodellando le regole della governance digitale globale. Questo posiziona l’open source come uno strumento di politica estera e di costruzione di un ordine digitale globale più equo e collaborativo, dal punto di vista cinese, offrendo nuove opzioni per la “ri-globalizzazione” economica e sfruttando la “saggezza unica nella governance culturale” cinese.
- La Struttura di Governance dell’AI in Cina. La presenza dello Stato, e in particolare del Partito Comunista, è una differenza fondamentale rispetto alla Silicon Valley americana. L’IA è considerata una tecnologia strategica fondamentale per la trasformazione economica, la modernizzazione militare, la sicurezza nazionale e la competizione globale. Questa visione è sancita ai massimi livelli di governo e integrata in piani nazionali di vasta portata. Già nel 2017, il governo cinese ha pubblicato il “Piano di sviluppo di una nuova generazione di intelligenza artificiale” (新一代人工智能发展规划 – Xīnyīdài Réngōng Zhìnéng Fāzhǎn Guīhuà), fissando obiettivi ambiziosi per posizionare il Paese come leader mondiale nell’IA entro il 2030, fungendo da tabella di marcia per investimenti, ricerca e sviluppo. L’ultima iniziativa, “AI Plus” (人工智能+ – Réngōng Zhìnéng Jiā), promuove l’integrazione dell’IA in tutti i settori dell’economia reale per stimolare crescita e innovazione industriale.
- Il Ruolo dei Finanziamenti Pubblici e dell’Autosufficienza Tecnologica. In Cina, il Partito decide la strategia e gli obiettivi nazionali per l’IA, scegliendo le aree prioritarie per la ricerca e lo sviluppo, mentre lo Stato si occupa dell’attuazione. Lo Stato si fa carico di finanziamenti pubblici diretti, sia a livello centrale che locale, per supportare progetti di ricerca all’avanguardia, costruire infrastrutture computazionali su larga scala e investire in aziende strategicamente importanti. Un’altra componente cruciale è la spinta verso l’autosufficienza tecnologica, nota come “innovazione indigena” (自主创新 – zìzhǔ chuàngxīn), un tema sempre presente nelle politiche economiche e industriali del Partito, che nel contesto della guerra commerciale con gli Stati Uniti è diventato determinante, portando a una politica “autarchica” in preparazione di tempi burrascosi, con la tecnologia come campo di applicazione più rilevante.
- L’Analisi di Peng Yijie sull’Innovazione Indigena. Peng Yijie, professore della Peking University, nel suo articolo “从DeepSeek看人工智能自主创新的战略价值” (Il valore strategico dell’innovazione indigena nell’intelligenza artificiale di DeepSeek), pubblicato sul Xuexi Shibao, inquadra l’intelligenza artificiale non solo come un campo tecnologico in rapida evoluzione, ma come un indicatore cruciale della competitività nazionale in un contesto globale sempre più teso. L’IA diventa così uno strumento indispensabile per potenziare lo sviluppo, promuovere l’aggiornamento industriale e guidare l’innovazione a tutti i livelli. Secondo il professor Peng, il modello linguistico di grandi dimensioni DeepSeek-R1, lanciato all’inizio del 2025, rappresenta un esempio emblematico del valore strategico dell’innovazione indigena nell’IA cinese, definendo la strategia di DeepSeek una “vittoria ottenuta con l’ingegno” (以巧取胜 – yǐ qiǎo qǔ shèng), dimostrando che il successo è possibile anche senza un vantaggio assoluto di risorse, attraverso l’innovazione nelle tecnologie sottostanti e nelle metodologie di ricerca e sviluppo.
- Le Proposte Strategiche per l’Innovazione Indigena. Peng Yijie nota come la scelta di DeepSeek di aprire e condividere parte dei suoi risultati di ricerca rifletta una crescente importanza attribuita alla collaborazione open source nell’industria cinese dell’IA. Egli sostiene che se le imprese riescono a combinare il possesso di un maggiore controllo autonomo sulle tecnologie chiave con una partecipazione attiva nelle comunità open source e una collaborazione con i partner della catena industriale per costruire ecosistemi applicativi, si possono creare meccanismi di iterazione robusti e solidi per l’evoluzione dei modelli e le loro applicazioni. Nonostante i progressi e i vantaggi unici della Cina (dovuti alla dimensione del mercato, ai dati e agli scenari applicativi), Peng riconosce onestamente che “permangono lacune in alcuni campi tecnologici chiave e fondamentali”, specificamente i chip di fascia alta, il grande tallone d’Achille della Cina. Per accelerare l’innovazione indigena, Peng propone percorsi strategici, tra cui la necessità di “incoraggiare ulteriormente la ricerca congiunta focalizzata sulle tecnologie core, come i grandi modelli, i chip intelligenti e i sistemi operativi, attraverso meccanismi di integrazione tra industria, università e ricerca, supportati da progetti statali e finanziamenti”. L’integrazione dell’IA con l’economia reale è un punto fondamentale: l’IA deve essere al servizio delle necessità nazionali, inserita nei processi di governance e in settori come la manifattura, la logistica, la medicina e l’istruzione. Peng definisce questo approccio come “promozione della ricerca attraverso l’applicazione” (以用促研 – yǐ yòng cù yán), dove l’applicazione su larga scala in scenari tipici valida le tecnologie e ne accelera la maturazione.
I Protagonisti e le Loro Visioni Innovative
- Liang Wenfeng: Il Fondatore Idealista di DeepSeek. Liang Wenfeng, fondatore di DeepSeek, ha chiarito in una rara intervista del 2023 che l’obiettivo primario di DeepSeek non è l’acquisizione di utenti o il profitto rapido, ma il perseguimento dell’AGI (Intelligenza Artificiale Generale). Questo obiettivo ambizioso richiede di “esplorare nuove strutture di modello per ottenere capacità superiori con risorse limitate”, un approccio che considera una ricerca fondamentale per lo scaling, il processo attraverso cui i modelli di intelligenza artificiale migliorano le loro prestazioni in base alle risorse disponibili. Liang ha criticato la pratica diffusa di copiare semplicemente la struttura di modelli esistenti, definendola ragionevole per lo sviluppo di applicazioni rapide ma insufficiente per la ricerca di frontiera sull’AGI. Liang è un idealista che ha rivoluzionato anche i metodi di lavoro delle imprese tech cinesi. Cresciuto nel Guangdong negli anni ’80, un periodo di grande apertura economica in Cina, ha osservato come la mentalità del “fare soldi subito” avesse prevalso, portando a una sottovalutazione dell’importanza dello studio e dell’innovazione. Liang ha studiato con l’obiettivo chiaro di cambiare radicalmente il modo di fare dei cinesi, criticando la strategia nazionale di rincorrere i modelli IA statunitensi specializzandosi in applicazioni, considerandola pigra e orientata al profitto immediato, a scapito dell’innovazione e della motivazione dei giovani ricercatori cinesi che, secondo lui, sono attratti da progetti di ricerca ambiziosi e non devono essere costretti a rincorrere. Per Liang, è cruciale puntare sull’innovazione “grossa”, e così, grazie a un fondo di investimento, ha riunito una squadra di giovanissimi, neolaureati e dottorandi, con l’obiettivo di rivoluzionare il settore puntando alla AGI. Il team di Liang è orizzontale e procede dal basso verso l’alto, scommettendo su matematica, codice e linguaggio. Per avvicinarsi al grande obiettivo, è partito dal modello linguistico, puntando a rivoluzionare l’architettura e a competere con gli Stati Uniti sul campo più delicato: quello dell’innovazione del “modello” stesso, non solo dei suoi corollari. Liang ha affermato che negli ultimi 30 anni la Cina ha enfatizzato solo il fare soldi, trascurando l’innovazione, che non è interamente guidata dal business ma richiede anche curiosità e desiderio di creare, e che le vecchie abitudini sono legate a una particolare fase economica. La sua creazione è diventata un elemento disruptive, capace di modificare per sempre l’esistente. Sull’open source, Liang non crede nei “fossati” basati sul codice chiuso nell’IA, poiché anche i modelli proprietari finiscono per essere raggiunti dai concorrenti. Il vero “fossato” per DeepSeek risiede nella “crescita del team, nell’accumulazione di know-how e nel promuovere una cultura innovativa”; l’open source è un fattore “culturale, non solo commerciale”, e “dare indietro è un onore”.
- Liu Zhiyuan: La Visione Commerciale e Differenziata di Mianbi AI. A questa prospettiva si affianca quella di Liu Zhiyuan, fondatore di Mianbi, una startup cinese che si occupa di modelli linguistici di grandi dimensioni. Liu ha spiegato la decisione di commercializzare il suo modello di AI già nel 2021, convinto che i modelli linguistici di grandi dimensioni avessero raggiunto la maturità tecnica per l’applicazione pratica e stessero avanzando verso l’intelligenza generale (AGI). Questa scelta si basava su due giudizi: primo, che l’IA fosse pronta per il mercato, paragonando la situazione attuale alla transizione dei motori di ricerca dall’accademia all’industria; secondo, che i LLM fossero un’ingegneria di sistema complessa che superava le capacità tipiche dei laboratori universitari. Questi giudizi portarono alla fondazione di Mianbi AI nel 2022. Riguardo al vantaggio competitivo di Mianbi, Liu ha sottolineato l’importanza dell’innovazione continua e la capacità di integrare rapidamente le tecnologie all’avanguardia, distinguendosi da chi crede bastino solo denaro e potenza di calcolo. Ha inoltre motivato la decisione, presa nella seconda metà del 2023, di spostare il focus dallo sviluppo di modelli molto grandi (centinaia di miliardi di parametri) ai modelli per l’edge computing. Questa strategia è stata adottata prevedendo che altri team cinesi avrebbero rapidamente raggiunto livelli simili a GPT-4, innescando una guerra dei prezzi. Ha criticato la strategia di semplice replicazione dei modelli occidentali in Cina data l’alta concorrenza interna e ha ribadito che l’innovazione originale è cruciale per guidare lo sviluppo dell’AGI. L’azienda si concentra quindi sull’essere un passo avanti rispetto agli altri e sull’essere efficiente con meno risorse. A chi ritiene che ora nel mondo, anche grazie a DeepSeek, si scatenerà una “guerra dei prezzi”, è bene far presente una cosa: in Cina si è già nell’era “post” guerra dei prezzi, a sottolineare un mercato interno sottovalutato in Occidente e in grado di stritolare aziende e portare anche i big, come Alibaba, ad alzare in continuazione l’asticella della competizione.
Sfide e Prospettive Future
- Le Sfide della Dipendenza Tecnologica Estera. Nonostante l’impeto e la diversità dell’innovazione cinese descritta, le sfide permangono. Ad esempio, i rischi legati alla dipendenza da componenti e infrastrutture straniere sono reali e strategici, come sottolinea Yanjun Wu, aggiungendo la necessità di sviluppare alternative autonome. La questione dei chip di fascia alta rimane il “tallone d’Achille” della Cina, evidenziando una vulnerabilità critica nella sua spinta verso l’autosufficienza tecnologica.
- Le Raccomandazioni per Rafforzare l’Autonomia. Per mitigare questi rischi e rafforzare l’autonomia, le raccomandazioni di Wu includono lo sviluppo di un “sistema operativo per grandi modelli”, il rafforzamento della “governance della supply chain del software open source”, la costruzione di “infrastrutture open source paragonabili a GitHub” e l’intensificazione della “collaborazione software-hardware open source”. Queste misure mirano a creare un ecosistema tecnologico più resiliente e indipendente, riducendo la dipendenza da fornitori e piattaforme esterne.
- Le Due Vie Distinte per il Futuro dell’Innovazione AI. Le due strade per il futuro dell’IA appaiono ormai tracciate: se la Silicon Valley continuerà a spingere i confini con modelli proprietari e servizi a valore aggiunto, spesso partendo da una posizione di forza nelle risorse, la Cina sembra puntare su un modello più apertamente strategico. Quest’ultimo lega l’innovazione tecnologica a obiettivi sociali, culturali e geopolitici, sfruttando l’open source come strumento per costruire alternative, ridurre le dipendenze e promuovere un diverso tipo di ordine digitale globale basato sulla condivisione. La presenza di attori come DeepSeek, focalizzato sulla ricerca AGI e sull’innovazione strutturale, Mianbi AI, che cerca percorsi differenziati nell’edge computing con un tocco di idealismo, e colossi come Alibaba (con Qwen) che abbracciano l’open source su larga scala, offre visioni alternative per il futuro dell’innovazione e apre nuovi punti di osservazione sulla Cina, il suo futuro e, di conseguenza, anche il nostro.
Il panorama dell’intelligenza artificiale in Cina si sta delineando come un modello distintivo, profondamente radicato nei principi confuciani di armonia, condivisione e merito, e fortemente guidato da una strategia statale volta all’innovazione indigena e all’autosufficienza tecnologica. Attraverso l’approccio open source e la visione di leader come Liang Wenfeng e Liu Zhiyuan, Pechino mira a ridefinire non solo il proprio futuro tecnologico ma anche l’ordine digitale globale, nonostante le persistenti sfide legate alla dipendenza da componenti chiave esterne. (Speechify riassume “Il prompt di Confucio“)