La cultura umana ha tradizionalmente modalità di creazione e trasmissione articolate e complesse che coinvolgono l’intera società. In queste, svolgono un ruolo importante figure professionali specializzate con compiti di natura intellettuale. Scienziati e intellettuali dedicano la propria attività allo studio e alla conoscenza, partecipando al dibattito culturale e producendo sapere. Ma oltre a questo, l’intellettuale è anche insegnante, editore, divulgatore, ermeneuta e narratore della cultura. Della cultura, egli è chiamato a fornire una prospettiva e, in questo, ad assumersi una responsabilità sociale. In questa funzione egli è mediatore della cultura umana. La mediazione culturale è in ultima analisi una funzione sociale essenziale, perché determina ciò che impariamo a scuola o leggiamo sui giornali, ciò di cui discutiamo e il nostro comune sentire. Oggi abbiamo macchine, come quelle che abbiamo descritto fin qui, che possono svolgere entrambi i compiti: quello di creare cultura e quello di mediare la cultura. La creazione di contenuti culturali per mezzo della macchina è, come abbiamo visto, una simulazione del prodotto culturale umano. Ma si tratta di una simulazione abbastanza buona da lasciarci con poche certezze circa la paternità di ciò che leggiamo e conosciamo. La mediazione culturale è questione più complessa. Essa, infatti, se intesa come comprensione della cultura, è estranea alle macchine, almeno per come intendiamo comunemente il concetto di comprensione. Ma in quanto rielaborazione, almeno in senso letterale, è proprio ciò che le macchine fanno. Addestrate a partire da contenuti prodotti dall’uomo, esse li rielaborano e li trasformano fino a produrne di nuovi. Dati rielaborati perché sembrino studi, ricerche, lezioni, letture critiche. O, ancora, contenuti riassunti, rielaborati, riassemblati in forme nuove, dalla presentazione per mezzo di lucidi al podcast generato automaticamente. In che termini, quindi, questi prodotti dovrebbero essere oggetto di interesse per noi, al pari di prodotti della cultura umana? È nostra convinzione che dovrebbero iniziare a essere oggetto di molto studio. (A. Ferrara, “Le macchine del linguaggio. L’uomo allo specchio dell’intelligenza artificiale”)