4 concetti discutibili

Il dibattito sull’automazione si regge su quattro princìpi fondamentali. Il primo sostiene che i lavoratori sono già stati soppiantati da macchine sempre più progredite, dando luogo così a una crescita sempre più considerevole di “disoccupazione tecnologica”. Secondo, questa sostituzione è un segnale indiscusso del fatto che siamo vicini a raggiungere una società in buona parte automatizzata, nella quale quasi tutto il lavoro sarà eseguito da macchine semoventi e da computer intelligenti. Terzo, anche se l’automazione dovesse comportare la liberazione collettiva del genere umano dalla fatica fisica del lavoro, viviamo in una società nella quale la maggior parte delle persone deve lavorare per vivere, il che significa che il sogno potrebbe benissimo trasformarsi in un incubo. Quarto, di conseguenza l’unico modo per scongiurare la catastrofe di una disoccupazione di massa – come quella in corso negli Stati Uniti nel 2020, sebbene per motivi assai diversi – è istituire il reddito universale incondizionato (Ubi, Universal basic income), spezzando una volta per tutte il rapporto diretto tra entità dei redditi percepiti dalle persone e quantità di lavoro che svolgono. (A Benanav, “Automazione. Disuguaglianze, occupazione, povertà e la fine del lavoro come lo conosciamo”)