La tesi centrale del libro “La riproducibilità dell’opera d’arte nell’epoca dell’avvento dell’intelligenza artificiale” di Giacomo Sottocasa è che l’introduzione dell’intelligenza artificiale (IA) nella creazione artistica ha trasformato radicalmente i concetti fondamentali dell’arte, spingendo oltre le osservazioni di Walter Benjamin sulla riproducibilità tecnica, e portando alla dissoluzione o a una completa ridefinizione dell’aura tradizionale dell’opera.
L’autore sostiene che l’arte è entrata in una fase storica completamente nuova, dove la riproducibilità digitale e la creazione automatica tramite IA ridefiniscono le nozioni di unicità e autenticità in modi ancora più radicali di quanto fatto dalla fotografia e dal cinema ai tempi di Benjamin. Nonostante la dissoluzione dell’aura tradizionale, si prospetta l’emergere di una nuova aura, legata all’esperienza personale, interattiva e dinamica che l’opera digitale può offrire.
A supporto di questa tesi, l’opera esplora diversi concetti chiave:
- La Riproducibilità Digitale e la Smaterializzazione dell’Opera: L’opera d’arte ha subito un’evoluzione senza precedenti, trascendendo la riproducibilità tecnica per entrare nella fase della riproducibilità digitale e della creazione automatica tramite IA. La riproduzione digitale ha portato alla completa smaterializzazione dell’opera, che non necessita più di un supporto fisico, esistendo come sequenza di dati digitali infinitamente riproducibili senza perdita di qualità.
- La Crisi dell’Autenticità: Questa smaterializzazione ha causato una crisi profonda del concetto di autenticità, poiché l’idea stessa di originale è messa in discussione. Le opere digitali sono infinitamente riproducibili, rendendo difficile distinguere tra originale e copia, soprattutto se generate dall’IA senza un “originale” tradizionale. I Non-Fungible Token (NFT) hanno tentato di reintrodurre una parvenza di unicità nell’arte digitale attraverso la certificazione blockchain, trasformando l’aura in un’etichetta digitale di autenticità e proprietà.
- L’Intelligenza Artificiale e la Creazione Automatica di Arte: L’IA, con strumenti come DALL·E e MidJourney, è capace di generare opere d’arte autonomamente da input testuali o visivi, ridefinendo il ruolo dell’artista. La “creatività” dell’IA è descritta come una simulazione basata su calcoli matematici e rielaborazione di dati esistenti, priva di intenzionalità o esperienza vissuta, il che solleva interrogativi sulla sua capacità di creare “arte” nel senso tradizionale del termine.
- La Ridefinizione della Paternità e dell’Originalità: L’artista tradizionale, unico e autonomo, si trasforma in un curatore, supervisore o facilitatore che collabora con l’algoritmo. La paternità diventa distribuita tra l’artista umano, il programmatore e l’algoritmo stesso. L’originalità si sposta dall’atto creativo individuale alla capacità dell’algoritmo di generare combinazioni inedite di dati preesistenti.
- La Nuova Estetica dell’Intelligenza Artificiale: L’IA introduce un’estetica che fonde logica matematica e sensibilità umana, sfidando i canoni tradizionali di bellezza e creatività. Questa estetica è caratterizzata dalla sua natura iterativa e potenzialmente infinita, dove l’opera è un processo in continua evoluzione. Genera una “bellezza post-umana” che supera le capacità umane e può risultare straniante o disturbante, sfidando le norme estetiche consolidate e richiedendo una nuova comprensione del valore artistico.
- La Politicizzazione dell’Arte nell’Epoca degli Algoritmi: L’arte digitale è profondamente politicizzata attraverso il controllo invisibile esercitato dagli algoritmi delle piattaforme (es. Instagram, YouTube, TikTok) che determinano la visibilità e la diffusione delle opere in base a logiche di mercato e engagement piuttosto che a criteri estetici. Questo porta a una potenziale omologazione e depoliticizzazione dell’arte. Inoltre, l’accesso alle tecnologie IA e i bias nei dati di addestramento sollevano questioni di potere e disuguaglianze culturali nella produzione artistica.
- La Democratizzazione e Banalizzazione della Fruizione Artistica: La riproduzione digitale ha ampliato esponenzialmente l’accesso all’arte, rendendola iper-disponibile a un pubblico globale. Tuttavia, questa iper-disponibilità e la fruizione frammentata e superficiale sui dispositivi digitali rischiano di svuotare l’arte del suo significato profondo e valore simbolico, riducendola a un prodotto di consumo rapido e facilmente dimenticabile.
- La Collaborazione Uomo-Macchina nella Creazione Artistica: L’IA inaugura una nuova era di collaborazione, dove la macchina non è solo uno strumento ma un vero e proprio co-autore. Questa interazione dinamica introduce imprevedibilità e soluzioni innovative, arricchendo il processo creativo e sfidando la concezione tradizionale di creatività come esclusiva prerogativa umana.
- Nuove Possibilità di Resistenza e Critica: Nonostante i rischi del controllo algoritmico, l’arte digitale offre opportunità di resistenza. La glitch art, ad esempio, utilizza errori tecnologici per criticare la perfezione imposta dagli algoritmi e per evidenziare le crepe nel sistema, fungendo da forma di ribellione estetica e politica. L’IA può anche essere usata per esplorare i limiti della creatività e le implicazioni etiche della co-creazione uomo-macchina.
In sintesi, il testo evidenzia come l’IA non solo ridefinisca il “cosa” e il “come” dell’arte, ma anche il “chi” crea e il “perché” l’arte acquisisce valore, portando a una nuova concezione di arte come processo dinamico, interattivo e collettivo, in costante evoluzione e dialogo con l’algoritmo e il pubblico.