Citazionismo

Il volume “Didattica delle New Literacies” si posiziona esplicitamente come un’opera che non intende presentare concetti completamente originali e isolati, ma piuttosto sintetizzare, evolvere e applicare un ampio corpus di ricerche e teorie esistenti nel campo delle literacies e della pedagogia. La tesi fondamentale del libro si basa sull’idea che le New Literacies siano un “cambio di paradigma culturale” che estende il concetto tradizionale di alfabetizzazione per affrontare le sfide della società contemporanea. Il testo fornisce sia “strumenti concettuali” per comprendere questi nuovi alfabeti sia “indicazioni pratiche” su come innovare la didattica, attingendo a una ricca tradizione di studi.

Il volume è strutturato per delineare un percorso evolutivo della Literacy, passando dall’oralità alla scrittura, ai media di massa e infine all’era digitale e della “semiosfera”. Questa progressione è costantemente supportata da riferimenti a studiosi e quadri teorici consolidati.

Ecco un’analisi dettagliata di quanto i concetti presentati siano citazioni o evoluzioni di pubblicazioni preesistenti, con riferimenti specifici:

  • Dalla Literacy alle New Literacies: Un Quadro Teorico ed Evolutivo:
    • La ricostruzione della storia della Literacy in Occidente, dal passaggio dall’oralità alla scrittura, è basata sugli studi di Ong (1982) e Havelock (1963).
    • Il concetto tradizionale di alfabetizzazione (leggere, scrivere, far di conto) è ricondotto a Graff (1981).
    • La riflessione sul rapporto tra scritto, controllo e libertà, inclusa l’anticipazione della Medium Theory, si rifà a Platone e a studiosi come Meyrowitz (1985), Innis, McLuhan, Postman e de Kerckhove.
    • I “New Literacies Studies” sono presentati come una “tradizione di ricerca multidisciplinare” affermatasi negli anni Novanta, che critica una visione “mentalistica” della Literacy, considerandola un “fenomeno sociale e culturale”. Questa prospettiva è ulteriormente approfondita attraverso il lavoro teorico di James Paul Gee (2000, 2007).
    • Le “New Media Literacies” sono introdotte nella proposta di Henry Jenkins (2009), come competenze trasversali da integrare nei curricoli.
  • Media Literacy:
    • La sua genesi e il suo significato per la cittadinanza sono legati al lavoro di Don Milani e Paulo Freire (1970), che connettono l’uso della parola alla “coscientizzazione” e all’accesso alla cittadinanza.
    • L’analisi critica dei messaggi mediali si avvale della semiotica (Barthes, 1957) e dell’idea che gli schermi non siano trasparenti, derivata da Masterman (1985).
    • La “Teoria Critica francofortese (Horkheimer – Adorno, 1947)” e i “maestri del sospetto” (Nietzsche, Marx, Freud) ispirano la vocazione “dietrologica” della Media Literacy.
    • Il taglio politico e militante è mutuato dai British Cultural Studies (Gramsci, Althusser).
    • Il concetto di responsabilità nella comunicazione disintermediata è collegato all’avvento dei Social Media e Web 2.0, citando Myssika (2006) e Ferri (2009).
  • Multiliteracy:
    • Questo paradigma deriva dal lavoro di Bill Cope e Mary Kalantzis (2000, 2023a, 2025) e le posizioni del New London Group, che include anche James Paul Gee e Gunther Kress.
    • Il concetto di multimodalità è messo a fuoco da Gunther Kress (2009, 2014).
    • L’idea di “design” come processo di creazione di significato è attribuita a Cope e Kalantzis (2000, 2020), con ulteriori sviluppi legati a Rivoltella (2013, 2023).
  • Digital Literacy:
    • Il concetto si evolve dalla Computer Literacy (Gilster, 1997).
    • Le competenze digitali sono sviluppate in linea con i framework europei DigComp e DigCompEdu (European Commission, 2021; Bocconi, Earp, Panesi, 2018; Vuorikari, Kluzer, Punie, 2022).
    • Le discussioni su hard skills, soft skills e competenze trasversali sono parte di un più ampio dibattito europeo.
  • Information Literacy (IL):
    • Viene definita come la capacità di cercare, certificare, archiviare e condividere informazioni nella “semiosfera” contemporanea.
    • L’analisi si basa sulle “5W” di Laswell (Rivoltella, 2001).
    • Il problema dell’overload informativo è ricondotto alla metafora del “Secondo Diluvio Universale” di Pierre Levy (1997).
    • La definizione di IL è in linea con UNESCO (2004) e include dimensioni discusse da Bulger e Davison (2018) e Knox (2019).
    • La transizione da “tassonomie” a “folksonomie” è un concetto chiave.
    • I paradigmi “content-centered” (con riferimento a Google e PageRank, Battelle, 2005) e “user-centered” (basato sulla “crowd wisdom”) sono confrontati.
  • Computational Literacy e Pensiero Computazionale:
    • La direzione è originata dal lavoro di Seymour Papert (1980, 1990, 1993), con il suo concetto di “costruzionismo” e l’introduzione del termine “Computational Thinking” o pensiero computazionale.
    • Il lavoro di Jeannette Wing (2006, 2008) è un riferimento fondamentale per la diffusione del pensiero computazionale come “competenza universale”.
    • L’espressione di Resnick “If you learn to code, you can code to learn” è un “mantra” che sottolinea il ruolo del coding.
    • È strettamente legato all’educazione STEM e STEAM (Ge, Ifenthaler, Spector, 2015).
  • AI Literacy:
    • La definizione è ancora oggetto di dibattito scientifico e il capitolo cita Long e Magerko (2020), Aoun (2017), Wong, Ma, Dillenbourg e Huan (2020), e Kong et al. (2021).
    • È presentata come una “nuova forma di cultura” nel concetto di “Cultura dell’intelligenza artificiale” di Eliott (2019).
    • La sua integrazione è ritenuta necessaria con la Critical Data Literacy (CDL), basandosi sul contributo di Spiranec, Kos e George (2019).
    • Il tema della “Spiegabilità dell’IA” (XAI) è cruciale e fa riferimento a studi come quelli di Ehsan et al. (2021).
    • Il “Cyber-Social Literacy Learning” è descritto come una “relazione ‘cibernetica’, dialettica, basata sul feedback, tra gli studenti-scrittori e le loro macchine di supporto alla scrittura”, concetto attribuito a Cope e Kalantzis (2025).
  • Diversity Literacies:
    • La necessità di contestualizzare le literacies è sottolineata da Kathleen Rockhill (1987) e James Paul Gee (2000).
    • Introduce concetti come “complessità culturale” (Hannerz, 1997), “transnazionalismo” (Guarnizo – Smith, 1998), “intersezionalità” (McCall, 2005; Valentine, 2007) e “superdiversità” (Steven Vertovec, 2007).
    • Propone una “prospettiva critica postcoloniale” (Andreotti, 2011; Said, 1999; Mellino, 2005; Zoletto, 2011, 2019).
    • Il nesso con i contesti “postdigitali” è esplorato citando Floridi (2014) per il concetto di “onlife” e Appadurai (2012) e Thompson (1998) per i “flussi” mediali.
    • La rilevanza delle “culture dei pari” (William Corsaro, 1997/2003) e la promozione di un “curricolo permeabile” sono concetti centrali, supportati dal lavoro di Anne Haas Dyson (1993, 1997, 2016) e altri studiosi come Paulo Freire (1987, 1997) e Gonzales, Moll, Amanti (2005).
  • Environmental Literacy:
    • Il concetto e i suoi confini sono esaminati in relazione a Ecological Literacy ed Ecoliteracy, basandosi su McBride et al. (2013) e UNESCO (1978).
    • Include la promozione di “Environmental Citizenship” e “Collective Environmental Literacy”, riferendosi a Hadjichambi e Reis (2020).
    • L’Ecomedia Literacy esplora il ruolo dei media audiovisivi nella promozione di tematiche ambientali, citando López (2019), Sheppard (2012) e Brereton (2018).
  • Film e Screen Literacy / Audiovisual Education:
    • La legittimazione della didattica del cinema è contestualizzata storicamente, citando Casetti (1993) e Rivoltella (2020).
    • La distinzione tra “didattica con il cinema” e “didattica del cinema” è attribuita a Marangi (2004).
    • Il concetto di Screen Literacy estende quello di Film Literacy, includendo la fruizione su diversi schermi.
    • L’introduzione della serialità televisiva in contesti educativi è supportata dalle teorizzazioni di Jason Mittell (2017) sulla “Complex TV” e la transmedialità.
    • La proposta didattica integrata si basa su modelli che combinano Media Studies e Scienze dell’Educazione (Carenzio – Farinacci, 2023; Rivoltella, 2020; Valgolio, 2021).
  • Progettazione Didattica (Curricolo e Lesson Plan):
    • Il curricolo è presentato come un “materiale vivo” e “dispositivo identitario” che riflette le scelte della comunità scolastica. Questo concetto è in linea con le teorie di Barnett e Coate (2005), Laurillard (2018) e il “curricolo generativo” di Cerini (2012).
    • L’importanza del pensiero critico nel curricolo è rafforzata dalla riflessione sulla “crisi del pensiero” di Edgar Morin (2017).
    • Le “Indicazioni Nazionali (2012, 2018)” fungono da “filo rosso” tra macro e micro-progettazione.
    • Il docente è visto come un “progettista di percorsi didattici” secondo Wiggins e Mc Tighe (2004).
  • Fare Lezione con i Robot:
    • L’applicazione della robotica educativa è basata su concetti della psicologia dell’educazione e scolastica come la zona di sviluppo prossimale di Vygotskij (1978, 1981) e il conflitto socio-cognitivo.
    • L’Expansive Learning di Yrjö Engeström (2010, 2017) è un metodo per l’apprendimento basato su problemi complessi e collaborazione.
    • Il costruzionismo di Papert è richiamato per la creazione di micromondi e l’apprendimento attivo.
  • Inclusion Media Literacy (IML):
    • Si basa sull’evoluzione della Media Literacy in Critical Media Literacy (Butler, 2019; Kellner – Share, 2017).
    • Integra i principi dell’Universal Design for Learning (UDL) (CAST, 2011, 2024) e dell’Inclusive Design (Clarkson – Coleman, 2015) per la progettazione didattica inclusiva.
    • Riconosce il potenziale contributo dell’Intelligenza Artificiale Generativa nei processi inclusivi.
  • Documentazione Pedagogica:
    • Le radici storiche sono ricondotte all’attivismo pedagogico di figure come Dewey (1933, 1938/2014), Montessori (1950) e Reddie (1900).
    • Il concetto moderno di documentazione pedagogica deriva dagli assunti del Reggio Emilia Approach (Dahlberg et al., 1999; Edwards, 1993; Edwards et al., 1995).
    • La documentazione con il digitale è influenzata dalla “postmedialità” di Eugeni (2015) e la condizione “onlife” di Floridi (2017).
    • La documentazione come pratica riflessiva e partecipativa si rifà a Schön (1993, 2006) e al concetto di “Terzo Spazio” (Potter – McDougall, 2017; Rivoltella, 2017).
    • L’IA può facilitare la documentazione, la ricerca e l’analisi dei dati.

In sintesi, il volume “Didattica delle New Literacies” si presenta come un’opera che sintetizza, rielabora e attualizza una vasta gamma di concetti e teorie già presenti nella letteratura scientifica dei campi della pedagogia, della comunicazione, dell’informatica e delle scienze sociali. La sua originalità non risiede tanto nell’introduzione di concetti completamente inediti, quanto nella sistematicità con cui queste diverse “literacies” vengono messe in relazione tra loro, nel loro inquadramento in un contesto di “trasformazioni profonde e accelerate” e nella loro applicazione mirata alla progettazione didattica inclusiva e trasformativa per la società contemporanea. Il valore del libro sta quindi nel suo essere una guida aggiornata e interdisciplinare che consente a insegnanti e formatori di navigare la complessità del presente, attingendo a un sapere consolidato ma riletto in chiave evolutiva e pratica.