Descrivere i dispositivi digitali come prodotti sociali a prevalente impianto capitalistico e svelarne le ambiguità in modo emancipato e con scopo emancipante è dovere politico-culturale di una critica radicale della "platform society", capace di decostruire mediante cortocircuiti concettuali l'inganno tecno-liberista della "società della conoscenza sorvegliata" e dell'estrattivismo.
Razza, genere, etnia, classe, disabilità ed età sono prodotti attraverso le tecnologie biometriche. Il termine “bianchezza infrastrutturale” mira a descrivere l’incapacità della biometria di catturare l’immagine di un soggetto perché le sue caratteristiche fisiologiche non sono conformi alle classificazioni predeterminate che privilegiano i corpi bianchi (…). Tali fallimenti tecnologici nel “registrare” non sono mai semplicemente una questione tecnologica. Hanno conseguenze più profonde, inclusa la produzione di razza. WEB Du Bois ha scritto in The Souls of Black Folk dello sviluppo di una “doppia coscienza”, che deriva dal “guardarsi sempre attraverso gli occhi degli altri, dal misurare la propria anima con il metro di un mondo che guarda con divertito disprezzo e pietà” (…). Per Frantz Fanon, la nerezza è prodotta dallo sguardo bianco (…). Possiamo osservare che la biometria contemporanea rappresenta il passo successivo di una lunga serie di tecnologie basate su interpretazioni fisse e problematiche di razza e genere. Ciò che accomuna antropometria, frenologia, bertillonage e biometria è il desiderio di leggere la devianza nelle caratteristiche corporee. (…) (M. Madianou, “Technocolonialism: When Technology for Good is Harmful”)
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