La tesi di fondo del libro “Comunismo queer” di Federico Zappino e gli elementi a supporto possono essere così articolati:
Tesi di Fondo:
La tesi centrale del libro è che l’eterosessualità non è semplicemente un orientamento sessuale o una preferenza, ma un vero e proprio “modo di produzione”. Questa “eterosessualità come modo di produzione” non produce merci, ma direttamente le persone – uomini e donne – in modi che sono intrinsecamente legati alla disuguaglianza e alla gerarchia. Tale sistema si fonda sulla trasfigurazione di differenze anatomiche, di per sé neutre, in principi di classificazione e gerarchizzazione sociale, totalizzando l’esistente e rendendo impossibile emendarlo con semplici correttivi formali. Di conseguenza, la critica dell’eterosessualità deve essere sistemica, e altrettanto sistemica deve essere la trasformazione sociale che ne deriva.
Elementi a Supporto e Articolazione della Tesi:
- Critica al Capitalismo e alla Sinistra Tradizionale:
- Zappino argomenta che il capitalismo odierno è “invariabilmente maschio, bianco ed eterosessuale”.
- Critica le derive sovraniste e neofondamentaliste che si affermano in un contesto di collasso dei sistemi di welfare, privatizzazione e crescente povertà, prendendo di mira in particolare le minoranze di genere e sessuali.
- Sottolinea come influenti esponenti del comunismo storico (es. Fidel Castro, Che Guevara) abbiano perseguitato le minoranze di genere e sessuali, trattando l’omosessualità come un “frutto avvelenato del capitalismo e dell’ideologia borghese”.
- Molti esponenti della sinistra anticapitalista contemporanea, analogamente, annoverano le minoranze di genere e sessuali tra gli indicatori più detestabili del capitalismo avanzato, liquidando la “teoria del gender” come uno “stratagemma borghese per distogliere l’attenzione dal conflitto di classe”.
- Questa posizione ignora che il capitalismo non crea le vulnerabilità, ma si afferma e si riproduce a partire da specifiche condizioni di vulnerabilità e oppressione preesistenti, come quelle vissute dalle persone gay, lesbiche e trans*.
- La lotta contro il capitalismo deve farsi carico delle singole modalità di sfruttamento, riconoscendo che esse derivano da specifiche matrici di oppressione, inclusa l’eterosessualità.
- L’Eterosessualità come Sistema Sociale e Non Solo Orientamento:
- Zappino rifiuta l’idea che l’eterosessualità sia un’invenzione recente o un mero orientamento sessuale. Essa è, invece, un sistema sociale da cui ogni orientamento individuale dipende e che produce il “genere” e i rapporti tra i generi.
- Il termine “eterosessualità” nel libro include già il concetto di “patriarcato”.
- Definire l’eterosessualità come modo di produzione significa che essa non si esaurisce nella riproduzione biologica, ma nella costante e performativa produzione di uomini e donne e delle loro relazioni.
- “Uomini” e “donne” non sono dati naturali, ma il frutto del modo di produzione eterosessuale, e come tali devono essere oggetto di sovversione, non di tutela, per gettare le basi del comunismo.
- La critica dell’eterosessualità è sistemica e strutturale, non riducibile a una lotta contro l’omofobia (che inquadra il problema a livello individuale).
- Critica all’Inclusione Liberale e alla “Post-Gender”:
- Il capitalismo contemporaneo, pur mostrando un’attitudine “antiomofobica” (es. diversity management, pinkwashing), non ha affatto rinunciato all’eterosessualità.
- Questa “flessibilizzazione dell’eterosessualità” da parte del neoliberismo naturalizza le gerarchie sociali, trasformando le disuguaglianze in mere “differenze” da tutelare, occultandone la natura oppressiva.
- Il discorso “post-genere” nega la dimensione strutturale dell’eterosessualità e, così facendo, consolida una sua forma più perversa.
- Il riconoscimento formale dei diritti (es. unioni civili) è importante, ma non è la rivoluzione; eleva il modello eterosessuale a metro di giudizio e non sovverte i differenziali di potere.
- Riferimenti a Monique Wittig e Mario Mieli:
- Monique Wittig: La sua opera “Il pensiero eterosessuale” è fondamentale per nominare l’eterosessualità come matrice dell’oppressione. Wittig sostiene che “donne” e “uomini” sono classi e categorie di pensiero e linguaggio che devono sparire. Le lesbiche non sono donne perché rifiutano il “contratto eterosessuale”, svelando il carattere impositivo dell’eterosessualità. L’obiettivo è la distruzione dell’eterosessualità, e con essa delle categorie di sesso e genere.
- Mario Mieli: La sua “Elementi di critica omosessuale” denuncia come il capitalismo sfrutti le “differenze” senza alterare la “Norma eterosessuale” sottostante. Mieli introduce il concetto di “transessualità originaria” – la disposizione erotica polimorfa infantile – repressa dalla società tramite l’ “educastrazione” per produrre individui eterosessuali o omosessuali. Per Mieli, l’eterosessualità è “sottostrutturale”, alla base dell’economia, e la Norma eterosessuale è intrinsecamente patologica. Auspica un “gaio comunismo” che sovverta la Norma eterosessuale e trasformi i maschi etero in “esseri umani liberi, aperti, non più testardamente e unicamente etero”.
- Rielaborazione di Concetti Gramsciani:
- Gramsci è utilizzato per affermare la necessità di una postura “ideologica” per le lotte delle minoranze, contro l’accusa di “ideologia” mossa dal neofondamentalismo e dal discorso neoliberale “post-ideologico”.
- Zappino reinterpreta Gramsci per sostenere che l’ideologia non è una sovrastruttura che rispecchia la struttura economica, ma piuttosto la sua “matrice”. L’eterosessualità, come “concezione del mondo”, cementa un blocco sociale e si manifesta in ogni aspetto della vita.
- Lo “spirito di scissione” di Gramsci, necessario per costruire un’egemonia alternativa, è legato al “separatismo queer”. Questo separatismo non si basa su sesso o identità, ma sulla lotta comune contro l’eterosessualità. Esso significa una cesura relazionale dagli uomini (per le donne) e, più in generale, una lotta comune di tutte le minoranze di genere e sessuali per sovvertire la comune matrice di oppressione.
- La Performatività del Genere (Judith Butler):
- La teoria di Butler sulla performatività del genere non significa che il genere sia una scelta individuale, ma che è prodotto da una ripetizione ritualizzata di convenzioni socialmente imposte, la cui forza deriva dall’eterosessualità.
- Critica la distinzione tra sesso e genere, affermando che “il sesso è già da sempre genere” e che la materialità del corpo sessuato è culturalmente prodotta.
- L’eterosessualità è un “ordine del discorso” che presiede all’organizzazione sociale della corporeizzazione e della soggettivazione.
- L’acquisizione del genere può essere vista come un’identificazione melanconica, dove la forclusione preventiva dell’omosessualità è una condizione di possibilità per l’esistenza sociale e produce un “desiderio per l’assoggettamento”.
- La vulnerabilità ontologica del soggetto è politicizzata: il potere si afferma attraverso la dipendenza del neonato, e l’assoggettamento diventa condizione necessaria per la soggettivazione.
- Contro la Lotta agli Stereotipi e il Nominalismo Radicale:
- La lotta contro gli stereotipi di genere, se non accompagnata da una critica radicale dell’eterosessualità, rischia di essere ancillare al consolidamento delle norme di genere, depoliticizzando le disuguaglianze e riducendole a “differenze”.
- “Educare alle differenze” è un proposito pedagogico reazionario che occulta il lavoro di differenziazione e gerarchizzazione svolto dalla matrice eterosessuale.
- Il “nominalismo radicale” (la polverizzazione delle gerarchie di genere in singolarità inclassificabili) ignora la preminenza della mediazione eterosessuale e l’esperienza concreta di disuguaglianza.
- Necessità di un’Alleanza Queer Contro l’Eterosessualità:
- L’alleanza politica tra le donne (come classe sociale) e tutte le altre minoranze di genere e sessuali è cruciale per sovvertire la matrice comune di oppressione.
- Questa alleanza deve superare la frammentazione interna alle minoranze, spesso indotta dagli oppressori, e riconoscere che il proprio privilegio dipende dall’abiezione altrui.
- Non si tratta di invocare un generico “al di là delle differenze”, ma di riconoscere che le “differenze” sono effetti materiali del potere volti a stabilire disuguaglianze.
- L’obiettivo non è il riconoscimento condizionato da parte dell’autorità, ma la sovversione del nesso ricattatorio tra riconoscimento simbolico e supporto materiale.
- Lottare contro i differenziali di potere che rendono alcuni gruppi più vulnerabili significa già lottare per la giustizia sociale, riarticolando il concetto stesso di giustizia a partire dalle esperienze specifiche di ingiustizia.
- La povertà, la precarietà e l’esclusione delle minoranze di genere e sessuali sono determinate dalla loro posizione abietta nel sistema eterosessuale, non sono accidentali.
- Il comunismo queer mira a sovvertire il modo di produzione delle persone (l’eterosessualità) prima di ogni altra cosa, riconoscendolo come ciò che precede e offre risorse al capitalismo.