Astrotopia


Il libro “Astrotopia: The Dangerous Religion of the Corporate Space Race” di Mary-Jane Rubenstein esamina la nuova corsa allo spazio guidata da miliardari come Elon Musk e Jeff Bezos. L’autrice sostiene che la visione di questi “baroni spaziali” non è un’impresa scientifica neutrale, ma si basa su una mitologia utopica e pericolosa che richiama il vecchio spirito coloniale.


Temi Principali
  • Utopia e Salvezza: Il libro analizza come la colonizzazione dello spazio venga presentata come una soluzione ai problemi terrestri (cambiamenti climatici, sovrappopolazione) e come un mezzo per la salvezza dell’umanità. Questa narrazione, secondo Rubenstein, è una forma di “religione” secolare.
  • Colonialismo Spaziale: Rubenstein traccia un parallelo diretto tra le attuali ambizioni di esplorazione spaziale e il colonialismo storico. I piani per l’estrazione di risorse su asteroidi o la creazione di insediamenti su altri pianeti riproducono il modello di sfruttamento e dominazione che ha caratterizzato le imprese coloniali sulla Terra.
  • Critica del Capitalismo: Il libro critica aspramente il ruolo del capitalismo e della tecnoscienza. L’autrice evidenzia come la corsa allo spazio sia spinta da un profitto e da una logica di mercato che rischia di estendere nello spazio le stesse disuguaglianze e ingiustizie presenti sul nostro pianeta.

La Proposta dell’Autrice

Invece di riprodurre gli errori del passato, Rubenstein propone un approccio diverso all’esplorazione spaziale. Il libro incoraggia a “trovare e persino a creare nuove storie” che mettano al primo posto la cura del cosmo (“cosmic caretaking”) e non il mero profitto. L’autrice suggerisce che l’esplorazione dello spazio dovrebbe essere un’impresa collettiva, etica e sostenibile, che rispetti l’ambiente cosmico e che non ripeta le atrocità del colonialismo terrestre.

Finora, spesso i Baroni dello Spazio hanno raggiunto l’impossibile sfruttando il denaro dei contribuenti, per esempio attraverso joint venture con organizzazioni pubbliche come la NASA. Ci hanno sapientemente venduto l’idea che lo spazio sia accessibile, e lo hanno fatto ricorrendo a una narrazione potente che ha riacceso l’interesse dell’umanità per il cosmo, e che ci ha riconnessi non solo alla magia del primo sbarco sulla Luna, ma anche all’ipotesi di una civiltà cosmica. Predestinazione, visioni, rinascita. Sono concetti intrisi di fede religiosa, che i Baroni dello Spazio trasmettono con la loro missione speciale di carattere messianico, parole d’ordine di una nuova religione affaristica, l’Astrotopia, di cui sono i ministri scelti. Questi concetti sono stati anche i maggiori ingredienti del marketing grazie a cui hanno raccolto i fondi necessari per finanziare le loro avventure imprenditoriali nel settore pubblico e privato. (…) Finché resterà in mano ai Baroni dello Spazio, l’industrializzazione dell’orbita terrestre bassa danneggerà l’umanità perché avverrà sotto l’egida del modello economico della crescita infinita e sarà subordinata alla formazione di imperi monopolistici che mirano solo ad accumulare ingenti profitti (L. Napoleoni, “Tecnocapitalismo. L’ascesa dei nuovi oligarchi e la lotta per il bene comune”)