Tecno-archia…

è il nome che qui diamo alla modernità/iper-modernità come combinazione di rivoluzione scientifica e industriale; di capitalismo e di sistema tecnico; di positivismo e pragmatismo; di complesso militare-industriale-scientifico; di illibertà mascherata da libertà; di ingiustizia e disuguaglianza come scelta politica; di finzioni di democrazia e di governo reale del mondo da parte di imprenditori e del capitale; di ecocidio compulsivo; di razionalità strumentale/calcolante-industriale che ha prodotto l’eclisse della ragione (richiamando Max Horkheimer). Nome – tecno-archia- che nasce analizzando la sua ontologia, teleologia, teologia, le forme e i modi del suo potere, la sua nichilistica banalità del male e banalità dell’ecocidio. Per sostenere quindi che non vi è nessuna crisi della modernità, ma modernità alla sua massima potenza – l’ per-modernità digitale – che è, ma come era già nelle sue premesse e nella sua storia, potere archico. Che va urgentemente destituito. In nome di libertà, democrazia e biosfera. Ma per destituirlo va prima appunto riconosciuto come potere archico e totalitario. (L. Demichelis, ‘Tecno-archía. O la «Nave dei folli». La banalità digitale del male‘)