Guerra, odio, propaganda…

Ecco un’analisi della tesi di fondo e degli elementi a supporto presenti nel testo di Svitlana Mazepa, basata sulle fonti fornite.

Tesi di Fondo

La tesi centrale dell’opera è che la guerra moderna, esemplificata dall’invasione russa dell’Ucraina, non è solo un conflitto fisico ma una “guerra ibrida” in cui l’informazione, la propaganda e l’incitamento all’odio su Internet giocano un ruolo cruciale nel manipolare la coscienza pubblica e destabilizzare la sovranità nazionale,.

L’autrice sostiene che, in condizioni di conflitto armato, lo Stato ha il diritto e il dovere di limitare la libertà di parola per proteggere la sicurezza nazionale e l’integrità territoriale, ma tale limitazione deve essere equilibrata, proporzionata e conforme agli standard internazionali (come quelli della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo – CEDU),. La lotta alla propaganda distruttiva richiede un approccio su tre livelli: legislativo (diritto penale), tecnico (regolamentazione delle piattaforme) e cognitivo (alfabetizzazione mediatica).


Elementi a Supporto

L’autrice costruisce la sua tesi attraverso diverse categorie di prove ed elementi analitici:

1. La natura della minaccia: Propaganda e Internet

  • Guerra cibernetica: L’invasione russa è descritta come la prima vera “cyberwar”, in cui la Russia investe ingenti somme per diffondere disinformazione (es. il caso del “ragazzo crocifisso”) e polarizzare la società sfruttando le fratture esistenti,.
  • Echo Chambers: Le piattaforme social creano “camere dell’eco” e “bolle informative” che amplificano la propaganda, rendendo i consumatori vulnerabili a narrazioni che confermano i loro pregiudizi,.
  • Diagnostica: L’autrice propone un approccio “diagnostico” simile a quello medico per identificare le “malattie sociali” (propaganda distruttiva) e trattarle alla radice,.

2. La risposta legislativa dell’Ucraina Per contrastare queste minacce, l’Ucraina ha dovuto adattare il proprio quadro giuridico:

  • Criminalizzazione: Sono stati introdotti o rafforzati articoli del Codice Penale per punire la giustificazione dell’aggressione russa, la glorificazione degli invasori (Art. 436-2), gli appelli al rovesciamento dell’ordine costituzionale (Art. 109) e la violazione dell’integrità territoriale (Art. 110),.
  • Legge sui Media: È stata adottata una nuova legge che proibisce la diffusione di simboli totalitari (comunisti/nazisti) e la propaganda del regime russo, inclusa la negazione dell’identità ucraina,.
  • Simboli religiosi e politici: Sono stati perseguiti penalmente sacerdoti e cittadini che diffondevano narrazioni russe (es. negare l’esistenza della nazione ucraina, chiamare gli ucraini con termini dispregiativi come “Khokhly” o “Sharovarniki”),.

3. Analisi della giurisprudenza (Il test del bilanciamento) L’autrice esamina come i tribunali ucraini applicano queste leggi, evidenziando la difficoltà di distinguere tra libertà di espressione e reato:

  • Condanne: Vengono citati casi di condanne per post sui social media che invitavano alla creazione di repubbliche separatiste (es. “Repubblica Popolare di Dnipropetrovsk”) o che usavano discorsi d’odio,.
  • Assoluzioni e sfumature: Un elemento cruciale a supporto della necessità di equilibrio è il caso di un’assoluzione per un “repost” su Odnoklassniki. Il tribunale ha stabilito che l’uso di metafore e allegorie (es. “liberare la madre delle città russe”) può essere interpretato come un giudizio valutativo soggettivo piuttosto che come un appello alla violenza, e che un semplice “repost” non implica automaticamente un sostegno al contenuto,,.

4. Il ruolo delle istituzioni religiose Viene evidenziato come la propaganda passi anche attraverso canali non convenzionali come la Chiesa. L’autrice documenta procedimenti penali contro il clero della Chiesa Ortodossa Ucraina (Patriarcato di Mosca) per la diffusione di letteratura propagandistica e l’incitamento all’odio interreligioso e nazionale,.

5. Comparazione internazionale e standard CEDU Per validare l’approccio ucraino, l’autrice lo confronta con:

  • Germania (NetzDG): Viene citata la legge tedesca sull’applicazione della rete come esempio positivo di regolamentazione delle piattaforme social per rimuovere contenuti illegali e discorsi d’odio,.
  • Giurisprudenza CEDU: L’autrice utilizza casi storici (Turchia, Bosnia) per dimostrare che la limitazione della libertà di parola è accettabile se “necessaria in una società democratica” per proteggere la sicurezza nazionale, specialmente in tempi di conflitto e tensione etnica,,. Tuttavia, la Corte distingue attentamente tra fatti e giudizi di valore.

Conclusione analitica

La tesi di Mazepa non è una semplice difesa della censura in tempo di guerra, ma una ricerca di giustizia procedurale e sostanziale. L’autrice sostiene che mentre la sicurezza dell’informazione è parte integrante della sicurezza nazionale, le restrizioni devono cessare o essere rivalutate una volta terminato il conflitto per permettere la “guarigione nazionale” attraverso il dialogo aperto.

Analogia riassuntiva: Si può immaginare la libertà di parola in tempo di guerra come il sistema immunitario di un corpo (lo Stato). In condizioni normali, il sistema deve tollerare una vasta gamma di elementi (opinioni). Tuttavia, quando il corpo è attaccato da un virus aggressivo (la propaganda di guerra e la disinformazione) che mira a distruggere gli organi vitali (l’ordine costituzionale e l’unità sociale), il sistema immunitario deve reagire in modo più aggressivo e mirato per neutralizzare la minaccia. La sfida legale, proprio come in medicina, è colpire il virus senza scatenare una reazione autoimmune che distrugga il tessuto sano della democrazia stessa.


Briefing: Guerra, Odio, Propaganda e Internet – Una Combinazione Pericolosa

Il libro di Svitlana Mazepa, “War, Hate, Propaganda and the Internet: A Dangerous Combination”, analizza la complessa interazione tra guerra, propaganda, discorso d’odio e libertà di espressione nell’era digitale, con un focus primario sul conflitto russo-ucraino. Il testo sostiene che la guerra dell’informazione, che utilizza disinformazione e fake news per manipolare la coscienza pubblica e fomentare l’ostilità, è una componente centrale dei conflitti moderni. L’Ucraina ha risposto a questa minaccia con misure legislative significative, criminalizzando varie forme di propaganda e discorso d’odio. Ciò ha dato origine a complessi casi giudiziari che tentano di bilanciare la sicurezza nazionale con la libertà di espressione. L’analisi si estende ai precedenti internazionali (Germania, Bosnia, Turchia) e alla giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) per esplorare i limiti consentiti alla libertà di parola durante i conflitti armati. Una delle conclusioni principali è la sfida di regolamentare i contenuti online senza generare un “effetto raggelante” sul dibattito democratico, sottolineando la necessità di un approccio multidimensionale (legislativo, tecnico e cognitivo) per contrastare la propaganda distruttiva.

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L’Impatto della Propaganda Russa e la Guerra dell’Informazione

La guerra moderna è caratterizzata da un attacco diretto allo stato di diritto e ai diritti umani fondamentali, con la guerra dell’informazione che gioca un ruolo cruciale. Utilizzando propaganda, disinformazione e fake news, mira a manipolare la coscienza della società a livello globale, fomentare l’inimicizia e incitare alla commissione di crimini.

Il Conflitto Russo-Ucraino come “Cyberwar”

L’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Federazione Russa è descritta come la “prima vera cyberwar” del mondo. La Russia investe ingenti somme per diffondere propaganda attraverso dispositivi informativi e tecnologie moderne. Le tattiche iniziali dell’esercito russo includevano:

  • Interruzione dell’accesso all’informazione: Tagliare l’accesso tecnico dei cittadini ucraini alle fonti di informazione per impedire loro di conoscere la reale situazione.
  • Diffusione di fake news: Importazione di attrezzature speciali per trasmettere notizie false e propaganda russa, come la nota storia, poi ritrattata, del “ragazzo crocifisso”.

La strategia di sicurezza informatica dell’Ucraina, approvata con Decreto Presidenziale n. 685/2021, considera il contrasto alla propaganda una componente integrante della sicurezza nazionale, volta a proteggere la sovranità, l’integrità territoriale e i diritti costituzionali.

Dati sull’Influenza della Propaganda Russa

Numerosi studi hanno cercato di quantificare l’impatto della propaganda russa, con risultati variabili a seconda del contesto.

Fonte dello StudioAnnoRisultato Chiave
Pew Research Center2018Il 72% degli americani credeva che l’interferenza russa nelle elezioni presidenziali statunitensi del 2016 avesse avuto almeno un certo successo.
Servizio Europeo per l’Azione Esterna2018Il 59% degli intervistati in sette paesi europei era a conoscenza della propaganda russa, ma solo il 16% riteneva che avesse influenzato la propria opinione personale.
Oxford Internet InstituteIl 4% degli utenti di Twitter esposti alla propaganda russa durante le elezioni del 2016 l’ha successivamente ritwittata.
Università della PennsylvaniaLa propaganda russa su Facebook e Instagram potrebbe aver raggiunto 126 milioni di americani durante le elezioni del 2016, risultando particolarmente efficace sugli elettori conservatori.
International Republican Institute2019Nelle regioni di Donetsk e Luhansk, il 37% degli intervistati riteneva il governo ucraino responsabile del conflitto, contro solo il 6% che incolpava la Russia.
NATO StratCom COE2018I media russi hanno raggiunto un pubblico significativo nell’Ucraina orientale tra il 2014 e il 2018, diffondendo efficacemente teorie del complotto e screditando il governo ucraino.

Diagnosi e Contromisure alla Propaganda Distruttiva

Per contrastare efficacemente la propaganda distruttiva, il testo propone un approccio diagnostico, simile a quello medico, per identificare le “malattie sociali” che necessitano di un “trattamento”. Questo metodo si basa su nuove discipline come l’ecologia dei media e l’alfabetizzazione mediatica per comprendere le cause profonde del problema.

I Principi della Propaganda Militare

Il ricercatore britannico A. Ponsonby, nel suo lavoro del 1928 “Falsehood in War Time”, identificò dei principi di propaganda che, secondo l’analisi di Ann Morelli, sono ancora oggi rilevanti:

  1. Noi non vogliamo la guerra.
  2. Il nemico è l’unico responsabile della guerra.
  3. Il nemico è intrinsecamente malvagio.
  4. Difendiamo una causa nobile, non i nostri interessi.
  5. Il nemico commette atrocità di proposito.
  6. Il nemico usa armi illegali.
  7. Noi subiamo piccole perdite, quelle del nemico sono enormi.
  8. Artisti e intellettuali sostengono la nostra causa.
  9. La nostra causa è sacra.
  10. Chiunque dubiti della nostra propaganda è un traditore.

Approcci di Contrasto

La propaganda sfrutta l’effetto “camera dell’eco”, mirando a persone che già simpatizzano con le idee proposte. Per contrastarla, vengono distinti tre assi di intervento:

  • Legislativo: Creare un quadro giuridico chiaro, con strumenti di diritto civile e penale per punire la diffusione di contenuti illegali e istituire organi legali per combattere fake news e disinformazione.
  • Tecnico: Utilizzare tecnologie informatiche e intelligenza artificiale per identificare e bloccare i contenuti dannosi.
  • Cognitivo: Promuovere l’alfabetizzazione mediatica della popolazione e lo sviluppo del pensiero critico.

La Risposta Legislativa dell’Ucraina in Tempo di Guerra

L’Ucraina ha progressivamente rafforzato il proprio arsenale legislativo per contrastare la propaganda ostile.

  • Legge sulla “Decomunistizzazione” (2015): Ha introdotto la responsabilità penale per la produzione o distribuzione di simboli comunisti o nazisti.
  • Blocco delle Piattaforme Russe (2017): È stato vietato l’accesso ai social network Odnoklassniki e Vkontakte e ad altri siti filorussi.
  • Criminalizzazione Post-Invasione: Dopo il 2022, sono state criminalizzate nuove forme di propaganda, tra cui:
    • Negare la guerra in corso o giustificare l’invasione.
    • Glorificare gli aggressori.
    • Discorso d’odio basato sull’appartenenza regionale (es. tra Ucraina orientale e occidentale).
    • Appelli pubblici a ignorare la mobilitazione.
  • Nuova Legge “Sui Media”: Ha ampliato i divieti, includendo la proibizione di diffondere informazioni che:
    • Nega o giustifica la natura criminale dei regimi totalitari comunista e nazista.
    • Contiene simboli di tali regimi.
    • Promuove il regime totalitario russo e la sua aggressione.
    • Umilia o denigra la lingua di Stato.
    • Mette in discussione l’esistenza del popolo, dello stato o della lingua ucraina.

Analisi della Giurisprudenza Ucraina

L’analisi dei casi giudiziari ucraini tra il 2014 e il 2023 rivela come i tribunali applichino queste leggi, bilanciando sicurezza nazionale e libertà di espressione.

Sentenze di Condanna per Propaganda

I tribunali hanno condannato individui per la diffusione di messaggi su social network come Facebook, Odnoklassniki e Vkontakte. Esempi di contenuti criminalizzati includono:

“GENTE SANA, FATEVI AVANTI! […] I nostri fratelli russi sono alle porte e ci aiuteranno a demolire la sporcizia che sta cercando di governare malamente la GRANDE Repubblica di Dnipropetrovsk! […] LA REPUBBLICA POPOLARE DI DNIPROPETROVSK ESISTERÀ!”

“Ucraini! […] La liberazione sta arrivando a noi dagli ebrei occupanti traditori che hanno preso il potere in Ucraina. […] il mondo russo vincerà!”

“Abitanti della Novorossiya, RIBELLATEVI!!!! […] dobbiamo bruciare gli ukro-fascisti dalla nostra terra!”

Nella maggior parte dei casi, gli imputati hanno ricevuto condanne condizionali.

Giustificazione della Diffusione: Un Caso di Assoluzione

Un caso significativo del tribunale della città di Illichiv ha portato a un’assoluzione, fornendo un’importante interpretazione dei limiti della legge.

  • Il Contenuto: Un post ricondiviso su Odnoklassniki affermava: “Se Kyiv, la madre delle città russe, proibisce la lingua russa, allora la madre è stata occupata! È ora di liberare la madre delle città RUSSE dagli sporchi sharovarnik”.
  • Ragionamento del Tribunale:
    • Ambiguità del Linguaggio: Il testo era costruito su metafore (“madre occupata”) e allegorie (“sharovarnik”), creando polisemia e non contenendo un appello inequivocabile alla violenza o alla presa del potere.
    • Giudizi di Valore vs. Fatti: Citando la giurisprudenza della CEDU (Lingens c. Austria), il tribunale ha distinto tra fatti (che possono essere provati) e giudizi di valore (che non possono), sostenendo che il testo esprimeva un’opinione soggettiva.
    • L’Atto di “Ricondividere”: Il tribunale ha stabilito che una ricondivisione (“repost”) non è un segno inequivocabile di sostegno, ma può avere lo scopo di invitare alla discussione o persino di “trollare”.
    • Presunzione di Innocenza: In caso di dubbio sull’interpretazione del contenuto, il dubbio deve essere interpretato a favore dell’imputato.

Sentenze per la Diffusione di Simboli Comunisti

Diversi verdetti hanno riguardato la diffusione di simboli del regime totalitario comunista, come lo stemma, la bandiera, la falce e il martello dell’URSS. I tribunali hanno riconosciuto la costituzionalità della Legge “Sulla condanna dei regimi totalitari comunista e nazionalsocialista (nazista) in Ucraina”, confermata da una decisione della Corte Costituzionale del 2019, e hanno condannato gli imputati per la distribuzione di tali simboli.

Il Discorso d’Odio (Hate Speech): Prospettive Ucraine e Tedesche

Il discorso d’odio è un concetto valutativo senza una definizione universalmente riconosciuta. In Ucraina, durante la guerra, gli oggetti principali del discorso d’odio includono gli sfollati interni dell’est, i credenti, i tatari di Crimea, i rom e gli ebrei. La legge ucraina è stata emendata nel marzo 2022 per includere esplicitamente l’odio basato sull'”appartenenza regionale”.

Casi di Discorso d’Odio in Ucraina

Molti casi hanno coinvolto il clero e questioni religiose. I tribunali hanno condannato la diffusione di contenuti come:

  • Definizioni della Chiesa Ortodossa dell’Ucraina come “organizzazione pseudo-ecclesiastica”.
  • Appelli a “porre fine ai Chabadniks” (un gruppo ebraico).
  • Uso di epiteti dispregiativi come “Khokhly” e “zapadensky” per riferirsi agli ucraini.
  • Giustificazione dell’aggressione russa e affermazioni secondo cui Donbas e Crimea sono “terre russe”.

L’Approccio Tedesco e la Legge NetzDG

La Germania è in prima linea nella lotta contro l’odio online, in particolare con la Legge sul Rispetto della Rete (NetzDG) del 2017.

  • Obblighi delle Piattaforme: La legge impone ai social network di rimuovere i contenuti “palesemente illegali” entro 24 ore e tutti i contenuti illegali entro sette giorni, pena multe fino a 50 milioni di euro.
  • Giurisprudenza Tedesca: I tribunali tedeschi hanno emesso sentenze contrastanti. Ad esempio, un tribunale ha ritenuto che l’espressione “immigrazione da coltello” non costituisse discorso d’odio, mentre un altro ha stabilito che post che descrivevano i rifugiati come criminali che portavano al “genocidio” del popolo tedesco costituivano incitamento all’odio.
  • Dibattito: La NetzDG ha suscitato un dibattito sul rischio di un “effetto raggelante” e sull’eccessivo blocco di contenuti da parte delle piattaforme per evitare sanzioni.

Libertà di Espressione in Contesti di Conflitto Armato: La Giurisprudenza della CEDU

L’articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo protegge la libertà di espressione, ma consente restrizioni “necessarie in una società democratica” per proteggere la sicurezza nazionale e l’integrità territoriale.

Il Caso Ucraino: Ruslan Kotsaba

Il caso del blogger Ruslan Kotsaba, che nel 2015 ha esortato gli ucraini a rifiutare la mobilitazione, esemplifica la tensione tra libertà di parola e sicurezza nazionale. Accusato di tradimento, il suo caso è ancora in corso e dimostra la difficoltà di tracciare una linea netta durante un conflitto armato.

Il Caso Bosniaco: Smajić c. Bosnia ed Erzegovina

Un avvocato è stato condannato per aver pubblicato su un forum online un ipotetico piano di attacco militare contro i villaggi serbi. La CEDU ha ritenuto che la condanna non violasse l’articolo 10, considerandola un’interferenza proporzionata dato il “tema molto sensibile delle relazioni etniche nella società bosniaca post-conflitto”.

I Casi Turchi: Zana e Sürek c. Turchia

  • Zana c. Turchia: La CEDU ha stabilito che la dichiarazione di un sindaco a sostegno del PKK, un movimento all’epoca responsabile di omicidi di massa, non era protetta dall’articolo 10.
  • Sürek c. Turchia: Il proprietario di un giornale è stato ritenuto responsabile per articoli che incitavano alla violenza e all’odio, poiché aveva fornito una piattaforma per tali espressioni. La Corte ha sottolineato i “doveri e le responsabilità” degli editori, specialmente in situazioni di conflitto.

Sfide e Prospettive Future

Il libro conclude che il compito della CEDU come normatore nel campo della libertà di espressione non è ancora completo, poiché le piattaforme internet sollevano nuove questioni. Il caso Delfi c. Estonia, che ha ritenuto un portale di notizie responsabile per i commenti offensivi dei lettori, ha lasciato aperti molti interrogativi sulla responsabilità degli intermediari online.

Il contrasto alla propaganda richiede un duplice approccio:

  1. Trattare i sintomi: Introdurre la responsabilità penale per le nuove forme di propaganda.
  2. Prevenire la malattia: Imporre obblighi alle piattaforme per rilevare e bloccare i contenuti illegali, migliorare il quadro giuridico internazionale e promuovere l’alfabetizzazione mediatica.

In conclusione, il testo sottolinea che dopo la fine della guerra, il ripristino della piena libertà di parola sarà vitale per la guarigione nazionale dell’Ucraina, poiché un dialogo aperto è essenziale per elaborare i traumi, affrontare le lamentele e rafforzare le istituzioni democratiche.