Twenty-First Century Victorians

Fonte: M. Cangiano, “Guerre culturali e neoliberismo”

Il testo analizza criticamente come la sfera dell’etica individuale e del privato abbia sostituito la lotta politica collettiva nella società contemporanea. L’autore sostiene che quella che appare come una “rivoluzione della mente” sia, in realtà, un riflesso dell’ideologia neoliberale.

Ecco i punti chiave del saggio:

1. I “Nuovi Vittoriani” e l’Auto-mercificazione

Il testo introduce il concetto di Twenty-First Century Victorians: individui che seguono un rigido codice etico (vita sana, cibo biologico, linguaggio corretto). Questa non è solo virtù, ma una strategia di auto-rappresentazione per rendersi “appetibili” sul mercato del lavoro. La cura di sé diventa una responsabilità individuale che giustifica il privilegio di classe: chi non si adegua al codice morale viene escluso dalle élite.

2. Il Safetyism come Dispositivo di Controllo

Al centro di questa postura troviamo il safetyism (la ricerca della sicurezza emotiva e fisica) e il politicamente corretto. Questi non sono semplici ideali, ma veri e propri dispositivi di controllo intersoggettivo.

  • Obiettivo: Trasformare l’ideologia in un mezzo attraverso cui il soggetto agisce la struttura sociale.
  • Conseguenza: Permette di disprezzare la classe lavoratrice “non istruita” su basi etiche/culturali anziché economiche, mantenendo intatto lo status progressista di chi giudica.

3. Dalla Politica al “Privato”

Con il declino dei grandi progetti di trasformazione sociale del Novecento, la lotta si è spostata sul piano individuale (la “micro-lotta”).

  • L’illusione dell’Agency: Credere che cambiare se stessi (il “lavoro su di sé”) equivalga a cambiare il mondo.
  • Il Riflusso: Il pubblico viene percepito come immodificabile, quindi ci si rifugia nell’interiorità. Tuttavia, l’autore avverte (citando Lukács) che l’interiorità è già colonizzata dal sistema: cerchiamo nell’intimità ciò che non troviamo fuori, ma modelliamo il pubblico secondo un privato già alienato.

4. La Critica al Movimento “Woke”

Il movimento woke è visto come la variante di sinistra di questo processo liberal. Si concentra sull’identità e sui sentimenti (feelings), portando a:

  1. Ipertrofia dell’io: Ogni fenomeno esterno è letto solo in base alla rilevanza per la propria soggettività.
  2. Frammentazione: Il “particolarismo militante” impedisce lotte generali (“puoi capirmi solo se sei come me”).
  3. Sostituzione della Classe: Le relazioni di potere sono analizzate come fatti psicologici o culturali (pregiudizi da rieducare) piuttosto che come frutti dell’economia politica.

Sintesi delle derive etiche contemporanee

ConcettoDescrizioneEffetto Reale
Comfort/Safe SpacesRicerca di spazi privi di imprevisti o rischi emotivi.Standardizzazione della psiche (modello McDonald’s).
Micro-politicsLotte focalizzate su alimentazione, wellness e corpo.Illusione di autonomia mentre si resta dipendenti dalla macchina sociale.
Identity PoliticsRivendicazione di differenze non mediabili.Trasformazione del soggetto in “imprenditore di se stesso” (auto-reificazione).
Politicamente CorrettoNormativizzazione del linguaggio e del comportamento.Dispositivo di competizione interna alla sinistra e mercato per nuovi consumi “di margine”.

Conclusione: Il Ritorno alla Classe

L’autore conclude che lo spostamento della lotta dalla produzione (economia) al consumo (attitudini e stili di vita) finisce per naturalizzare il capitalismo. L’unica via d’uscita è tornare a un’etica basata sul posizionamento materiale e sulla classe: intendersi come soggetti in relazione al capitale per comprendere come esso ci renda sintomi del suo stesso funzionamento, invece di illudersi che basti “liberare la mente” per cambiare la struttura del mondo.