
La tesi di fondo è che la violenza di genere, e in particolare la violenza sessuale, si stanno evolvendo e stanno assumendo nuove forme di pari passo con lo sviluppo e la diffusione dei mezzi di comunicazione digitale, dando origine al costrutto della technology-facilitated sexual violence (TFSV). Tuttavia, nonostante l’adozione di questi nuovi strumenti tecnologici, la matrice della violenza rimane profondamente radicata in una cultura patriarcale fondata sull’assoggettamento, sul controllo e sulla deumanizzazione della donna. L’autrice sostiene inoltre che vi sia ancora una limitata consapevolezza, sia sociale siaindividuale, riguardo a queste nuove derive digitali (come il revenge porn), le quali faticano a essere pienamente riconosciute dalle vittime e dalla società come vere e proprie forme di violenza sessuale.
A supporto di questa tesi, l’autrice integra un’approfondita revisione della letteratura scientifica con i risultati di una ricerca qualitativa basata su interviste semi-strutturate a 20 operatrici di Centri Antiviolenza (CAV). I principali elementi a supporto emersi sono i seguenti:
La necessità di una prevenzione sistemica ed educativa: Poiché la violenza ha radici culturali e cambia nei mezzi ma non nello scopo, un elemento cruciale a supporto dell’elaborato è l’urgenza di interventi preventivi fin dall’età prescolare (asili e scuole primarie) per decostruire gli stereotipi e insegnare il rispetto e il consenso. Parallelamente, è fondamentale sostenere l’azione delle équipe multidisciplinari dei Centri Antiviolenza per garantire l’ascolto attivo, il non giudizio e l’accompagnamento personalizzato delle donne nei percorsi di uscita dalla violenza.
L’impatto e la pervasività della cyberviolenza e del revenge porn: La tecnologia ha fornito ai maltrattanti nuovi mezzi di sorveglianza e abuso, come l’uso di software spia, sistemi di geolocalizzazione e il cyberstalking. Le operatrici evidenziano, in particolare, la gravità della diffusione non consensuale di materiale intimo (image-based sexual abuse o revenge porn), un fenomeno in forte crescita che causa danni psicologici ed emotivi devastanti (vergogna, umiliazione, ansia, ritiro sociale e rischio suicidario). A supporto della tesi, emerge che molte vittime, in particolare le più giovani, spesso non riconoscono l’illegalità e la gravità di queste azioni, rendendo difficile la richiesta di aiuto.
La persistenza della cultura patriarcale e degli stereotipi: Le testimonianze delle operatrici confermano che, nonostante una maggiore sensibilità istituzionale e l’introduzione di leggi a tutela delle vittime (come il Codice Rosso), la società è ancora impregnata di maschilismo e giustifica le disuguaglianze di potere. Questo aspetto è considerato particolarmente allarmante tra le nuove generazioni: i giovani faticano a distinguere tra mondo virtuale e realtà, sono esposti a modelli di sessualità poco sani tramite la pornografia online e tendono ancora a colpevolizzare la vittima, ad esempio giustificando le molestie in base all’abbigliamento.
La natura trasversale e ciclica della violenza: Sia i dati statistici (es. indagini ISTAT) che l’esperienza pratica nei CAV dimostrano che la violenza non ha confini di classe sociale, età, istruzione o etnia, e attraversa tutte le categorie demografiche, colpendo anche famiglie di professionisti insospettabili. Le donne faticano a liberarsi dai loro aggressori a causa del “ciclo della violenza” (descritto da Lenore Walker), caratterizzato da fasi di costruzione della tensione, esplosioni di abusi fisici o psicologici e periodi di false riappacificazioni (“lune di miele”), aggravati da fattori come la dipendenza economica o la paura di perdere i figli.
La problematica del consenso e dello “stupro coniugale” (marital rape): La ricerca fa emergere in modo netto che la violenza sessuale si consuma spessissimo all’interno di relazioni stabili, dove il corpo femminile è implicitamente considerato una “proprietà” e il consenso è dato per scontato. Spesso, le stesse vittime non etichettano questi episodi come stupri, credendo di dover assecondare le richieste indesiderate del partner. Questo fenomeno è stato fortemente esacerbato dalla pandemia da COVID-19, durante la quale la convivenza forzata ha determinato un drammatico incremento delle violenze domestiche e sessuali, intrappolando le vittime senza via d’uscita.
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