
La tesi centrale del libro è che la tecnologia non è mai neutra e che l’attuale delega passiva e acritica delle nostre scelte agli automatismi digitali ci sta rendendo “servi volontari” di sistemi di dominio guidati dal profitto. L’autrice, adottando uno sguardo hacker, libertario e femminista, sostiene che la soluzione non è tuttavia la disconnessione totale o la distruzione delle macchine, bensì la creazione di un rapporto “conviviale” ed ecologico con la tecnologia.
Invece di subire la tecnologia o usarla come strumento di sorveglianza e abuso, dobbiamo demistificarla, imparare a conoscerla e iniziare a “giocare con le macchine” anziché “essere giocati” da esse. L’obiettivo è riappropriarsi dell’autonomia, abbandonando i monopoli delle grandi multinazionali (Big Tech) a favore di “tecnologie appropriate” e infrastrutture decentralizzate.
Elementi a Sostegno
L’autrice costruisce la sua tesi attraverso diverse argomentazioni e storie emblematiche (le “cronache dal crollo digitale”), raggruppabili nei seguenti punti chiave:
1. La delega cognitiva e l’illusione della comodità (“Frictionless”)
- Liberazione dalla libertà: I sistemi digitali contemporanei ci offrono la “libertà di non dover scegliere”, delegando agli algoritmi le decisioni su cosa comprare, dove mangiare o con chi relazionarci.
- La gamification: Le piattaforme trasformano la vita quotidiana in un gioco continuo basato su premi, notifiche e classifiche. Questo meccanismo genera dipendenza, elimina l’etica dalle scelte umane (premiando la mera esecuzione di regole imposte dall’alto) e porta a un addestramento comportamentale che infantilizza la società.
- Il mito dell’automazione senza attriti: L’automazione frictionless (senza frizioni) è una chimera pericolosa che maschera i reali processi tecnologici, favorendo una pervasiva delega cognitiva che sfocia in una delega dell’organizzazione sociale ad aziende private.
2. Sorveglianza, profilazione e Internet delle Cose (IoT)
- Controllo pervasivo: Attraverso l’Internet of Things (frigoriferi connessi, smartwatch, telecamere), ogni nostro gesto viene quantificato per massimizzare l’esperienza di consumo e alimentare i database delle corporazioni.
- Profilazione e intelligenze artificiali paranoiche: Piattaforme come Google raccolgono dati in modo così esteso (anche da chi non ha un account diretto, tramite le reti dei conoscenti) da poter anticipare i nostri bisogni. Questo sistema genera una “semiosi infinita” e paranoica, dove ogni interazione diventa un dato da registrare e correlare.
3. La tossicità nelle relazioni umane
- Illusione di trasparenza e perdita di fiducia: Gli strumenti digitali hanno alimentato una spinta al controllo reciproco (genitori sui figli, tra partner, tra colleghi), scambiando la sorveglianza per sicurezza e distruggendo la reale fiducia relazionale.
- Cyberbullismo e “Sex spreading”: A differenza del bullismo tradizionale, le reti estendono l’aggressione nello spazio e nel tempo in modo illimitato, rimuovendo l’empatia data dal contatto faccia a faccia e sfruttando fenomeni come l’effetto Barbra Streisand (più si tenta di censurare un contenuto, più esso si diffonde). Fenomeni come la “pornovendetta” (più correttamente sex spreading) o i video manipolati (deepfake) distruggono la reputazione, divenuta il vero “capitale” degli utenti in rete.
4. La finta neutralità delle macchine e dell’Intelligenza Artificiale
- Le macchine incarnano le ideologie: Il libro smonta il mito secondo cui “l’algoritmo è neutro, dipende da come lo si usa”. Ogni tecnologia incorpora ed estremizza le ideologie di chi l’ha creata (spesso il “complesso militare-industriale”).
- Lavoro invisibile: L’Intelligenza Artificiale non è “magica”, ma si regge su un modello di automazione industriale che sfrutta il lavoro umano invisibile (micro-lavoratori che classificano dati e addestrano le reti). Le Big Tech arrivano perfino a utilizzare i propri sistemi di cloud computing (es. Amazon, Google, Microsoft) per supportare operazioni di sorveglianza militare e guerre.
5. La via d’uscita: Pedagogia Hacker e Tecnologie Conviviali
- Il Fediverso e le reti autonome: Come alternativa ai social monolitici di Zuckerberg, il libro porta l’esempio di Mastodon e del Fediverso: reti di server decentralizzati dove gli utenti si riappropriano dei propri dati e dettano le proprie regole comunitarie, lontani dalle dinamiche estrattive.
- Rallentare e capire: Promuovere “tecnologie appropriate” significa saper distinguere quando usare strumenti asincroni (come le e-mail, utili per riflettere e organizzare) rispetto a quelli sincroni (che generano ansia di immediatezza).
- Conoscenza tecnica come autodifesa: Adottare una mentalità “hacker” vuol dire svelare l’illusione ottica della magia digitale, installare software libero, usare i sistemi operativi live o i servizi cloud indipendenti, rifiutando l’alienazione tecnica che ci rende incapaci di comprendere gli strumenti che mediano la nostra esistenza.
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