Descrivere i dispositivi digitali come prodotti sociali a prevalente impianto capitalistico e svelarne le ambiguità in modo emancipato e con scopo emancipante è dovere politico-culturale di una critica radicale della "platform society", capace di decostruire mediante cortocircuiti concettuali l'inganno tecno-liberista della "società della conoscenza sorvegliata" e dell'estrattivismo.
[a partire dalla definizione di “socializzazione a bassa definizione”
di S. Martelli (a cura di), “Videosocializzazione. Processi educativi e nuovi media”, 1996]