Tutto tutto niente niente – controesempi 21

Il più incredibile ministro dell’Istruzione della storia della Repubblica trova il tempo di spedire alla comunità educante 5 pagine fitte fitte, in cui con la consueta, lutulenta, retorica rivendica il proprio agire nell’emergenza, la profondità delle analisi compiute e la significatività delle prospettive di una scuola che a settembre sarà “innovativa e aperta”.

Ripetitivo riferimento di fondo, la Carta Costituzionale, come dichiarato ad esempio nel periodo seguente, redatto però probabilmente in un momento di particolare stanchezza, dal momento che è sfuggito che l’organizzazione sintattica e la punteggiatura – particolarmente involute – dei contenuti ne rovesciano il significato:

Si tratta, certamente, di una visione rivolta essenzialmente a far sì che la scuola sia immaginata come fulcro essenziale per quella lotta al superamento di ogni disuguaglianza, economica e sociale, che impedisce il pieno sviluppo della persona, in un’ottica che pervade tutta la Carta costituzionale e trova il proprio baricentro nell’articolo 3 e nei doveri inderogabili di solidarietà espressi all’articolo 2.

L’opposizione “dura e pura” non si fa attendere.

A intervenire è infatti nientemeno che il Comitato per la salvaguardia e il rilancio della scuola della Repubblica, con una propria proposta di delibera per i Collegi docenti contro il Piano scuola 2020/2021 e le sue linee guida

L’approccio è di segno assolutamente opposto a quello di Azzolina, ma il testo ha le medesime caratteristiche di fondo: retorica, involuzione, ripetitività.

Accanto a una condivisibile (ma ovvia) rivendicazione di incrementi delle risorse economiche e degli organici, da una parte, e di precisi ed adeguati interventi edilizi, dall’altra, l’ipertrofia espositiva degli estensori (probabilmente delle “superiori“, considerato il lapsus lessicale) ritiene di dover spiegare per esteso il contenuto degli articoli della Carta citati.

Oltre a prodursi in metafore percettivo-sensoriali davvero acrobatiche (“ottica di ascolto”) e in affermazioni apodittiche, il cui pessimismo sul futuro è del tutto simmetrico all’ottimismo della ministra e non viene certo attenuato dal complemento concessivo (“pur tra mille contraddizioni”) che apre il documento in riferimento all’effettiva e concreta capacità della scuola realizzata di:

adempiere al compito fondamentale che le è affidato dall’art. 3 della Costituzione di rimuovere gli ostacoli, che impediscono ancora oggi l’effettiva eguaglianza tra tutte/i le/i cittadine/i.

Inutile addirittura, perché scontato nella sua agglutinata e implacabile superficialità, riportare il giudizio della mozione sul “digitale”, che viene al solito considerato in modo snob, come un unicum preconcetto, il cui profilo e le cui caratteristiche non hanno il minimo interesse perchè scontati.

Zero capacità e zero volontà di distinguere tra tecnologie digitali a vocazione industriale e chiusa, di profitto commerciale – quelle che l’hanno fatta da padrone grazie alla resa preventiva delle istituzioni pubbliche – e tecnologie digitali a vocazione etica e aperta, di sviluppo umano della conoscenza cooperativa.

Solo ostinata, funesta, subordinata e subordinante contrapposizione.

Insomma, a accumulare oltre che dati anche riflessioni sullo choc pandemico globale e conseguentemente concettualizzazioni e capacità di proposta sarà solo il capitalismo di sorveglianza, come per altro già segnalato da Naomi Klein.

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