Tecnologie obsolete

La voce realizzata da Tamara Shepherd e Koen Leurs in “Posthuman glossary” è molto articolata e sollecita varie riflessioni, a partire dalle strategie di conservazione, moltiplicazione e intensificazione del desiderio in campo digitale:

“Come e perché le tecnologie muoiono? Perché gli utenti accettano la breve durata di hardware e software? L’obsolescenza tecnologica pone la questione di come le tecnologie, come assemblaggi socio-tecnici, diventino meno rilevanti (…) La legge di Moore (…) postula che la potenza di calcolo raddoppia all’incirca ogni due anni, il che implica una continua accelerazione dell’obsolescenza tecnologica. Ma l’obsolescenza in pratica supera tale riduzione deterministica, soprattutto perché spesso è esplicitamente progettata in artefatti tecnologici come imperativo economico di un consumo accelerato.
A titolo illustrativo, a causa del consumo eccessivo, la quantità globale di rifiuti elettronici (rifiuti elettronici) prodotta nel 2014 è stata di 41,8 milioni di tonnellate, di cui solo 6,5 milioni sono stati raccolti dai canali ufficiali di ritiro nelle nazioni del Nord del mondo (…). Il flusso rimanente di rifiuti elettronici viene elaborato in contesti informali, non sicuri e non protetti dal punto di vista ambientale, in gran parte in località nel Sud del mondo (…).
Le analisi dell’obsolescenza pianificata offrono quindi una critica più ampia della società dei consumi che colloca il nostro desiderio per il nuovo all’interno di una serie di dinamiche di potere del tardo capitalismo che modellano la soggettività contemporanea. Il nuovo è definito rispetto a tecnologie più lente, più stupide, arretrate, più sporche, più rumorose e / o non cool che spesso riflettono schemi di classificazione razzializzati, classificati e di genere. I valori incorporati nel design tecnologico riflettono ideali normativi esclusivi su tale soggettività, (…). Gli artefatti specifici considerati rientrano in tre grandi categorie:
1) obsolescenza pianificata, ad esempio hardware e software di Apple;
2) invenzioni celebri che non sono mai state ampiamente adottate, ad esempio Google Glass;
3) mode tecnologiche di massa che si sono rapidamente estinte, ad esempio il laptop XO. In ognuno di questi, l’obsolescenza funge da rottura che si apre sui substrati ideologici del design, informando anche il nostro immaginario del postumano.

(…) Al fine di mantenere i livelli di domanda per i suoi prodotti, che saturano il mercato, Apple si impegna nell’obsolescenza pianificata a livello funzionale attraverso il rapporto tra aggiornamenti hardware e software. Il rilascio di ogni anno del nuovo modello di iPhone, ad esempio, comporta un conseguente aggiornamento del software che tende a rendere i modelli più vecchi estremamente lenti (…). Programmate automaticamente per diventare spazzatura, le decisioni di progettazione di iPhone si aggiungono ai tre milioni di tonnellate stimati di rifiuti elettronici di “piccoli IT” prodotti ogni anno (Baldé et al. 2015: 24).
(…) Google Glass (…), è rimasto un dispositivo di nicchia, nonostante il potenziale postumano contenuto nelle sue capacità di realtà aumentata indossabili. Gran parte dell’analisi del fallimento di Google Glass nel raggiungere un pubblico mainstream al di là dell’élite esperta di tecnologia era incentrata sul suo noto pregiudizio di genere. Questo pregiudizio si manifesta chiaramente nei blog umoristici dedicati a “Uomini bianchi che indossano Google Glass” e nelle critiche al primato dello sguardo (maschile) nella sua interfaccia uomo-macchina progettata da uomini bianchi occidentali (…). Il pregiudizio razziale e di genere di Google Glass rivela come l’obsolescenza possa quindi essere una funzione del design che fallisce piuttosto che avere successo. (…) Il dispositivo tecnologico personale “Audrey” è stato commercializzato a madri impegnate come un computer da cucina che avrebbe organizzato i frenetici programmi dei membri della famiglia. Progettata secondo i copioni di genere tradizionali, Audrey ha lavorato per radicare le ideologie limitanti la collocazione delle donne nelle divisioni di genere del lavoro della famiglia. Inoltre, come controreplica alle inquadrature più liberatorie del postumanesimo, specialmente per le donne, (…) I vincoli di genere di dispositivi come Audrey e Google Glass mostrano come l’obsolescenza tecnologica possa derivare da un design che fonde gli ideali postumani con stereotipi di genere.
Un’ultima vicenda chiave sull’obsolescenza delle tecnologie postumane riguarda il paradigma di sviluppo neocoloniale in cui l’ingegnosità occidentale si propone come la panacea utopica della povertà endemica nel Sud del mondo. In dieci anni dalla sua fondazione nel 2005, il programma One Laptop per Child ha evidenziato il ciclo di espansione e contrazione spesso associato a tali tecnologie di sviluppo utopiche che di solito rimangono offuscate nel mitico discorso del sublime tecnologico (…). ogni rapporto successivo (…) mostrava l’inefficacia del laptop per raggiungere il suo obiettivo di diffondere la cittadinanza digitale. L’obsolescenza del laptop XO evidenzia i modi in cui, invece di fornire legittimità universali, le fantasie postumane abitano in realtà assemblaggi socio-tecnici specificamente situati. Nelle regioni in via di sviluppo in cui è stato dispiegato l’XO, i vincoli delle infrastrutture di base (acqua ed elettricità), supporto tecnico (aggiornamenti software e hardware), pregiudizi culturali (ideali occidentali dell’infanzia) e risorse educative (formazione degli insegnanti, edifici scolastici), insieme a quelli dell’inquadratura tecnologicamente deterministica per il laptop, ha reso il suo effettivo utilizzo in contesti locali notevolmente complesso (…).

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