Cittadinanza online post-razziale

Aph Ko invita a riflettere sul fatto che

Il razzismo sistemico e il sessismo sono per lo più considerati un problema del “mondo reale”, non digitale. I social media forniscono l’illusione di trascendere i limiti corporei, consentendo la creazione di una nuova cittadinanza online non vincolata dai sistemi di oppressione. Offrono una vuota promessa di successo alle minoranze, a patto che esse continuino a partecipare e credano nel sistema (…) elencare i siti social su cui si ha un account diventa un modo per autenticare la propria cittadinanza online. Le piattaforme social diventano strumenti post-razziali che chiunque può usare. Più partecipi, maggiori sono le tue possibilità di arrivare in cima. Se fallisci o non raggiungi i tuoi obiettivi, è perché non ci hai provato abbastanza! Questo paradigma richiede un impegno costante per essere un cittadino digitale migliore, anche se la propria cittadinanza è determinata e definita dai guardiani bianchi dei social media (…) [Troppo spesso anche] chi si dedica all’attivismo per la giustizia sociale indossa il logo delle piattaforme bianche dei social. (…) il fatto che vogliamo smantellare la supremazia bianca ma molti di noi non riescono nemmeno a immaginare di eliminare i profili Facebook e gli account Twitter suggerisce che potremmo esservi più legati di quanto avessimo immaginato.

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