Mezzadria digitale

Secondo Aph Ko consiste nel passaggio dalla povertà alla notorietà vana:

Anche se sono molte le storie di successo nate online, si tratta di storie che trasmettono un determinato tipo di messaggio a giovani emarginati che verranno sfruttati nel loro tentativo di diventare qualcuno. Vieni ricompensato per aver partecipato allo spettacolo dei social nella speranza di diventare famoso, come se la fama da sola potesse trasportarti in un mondo nuovo, in cui essere ammirato e adorato. Le storie individuali di successo sui social ci aiutano a riprendere coraggio nei giorni in cui sentiamo che non abbiamo speranza di “farcela”. (…) L’iper-fissazione su di sé e l’ossessione di “farcela” (e nemmeno per un guadagno economico, bensì per la fama) ha completamente rivoluzionato il funzionamento di Internet. La domanda di social media è alimentata da persone emarginate che credono davvero che clic e hit le aiuteranno a raggiungere la vetta, perché una come Sanam è stata abbastanza fortunata da essere scelta tra la folla (…) il lavoro digitale a cui si dedicano le persone minorizzate non è visto come lavoro, bensì come materiale pubblico gratuito. Fanno il lavoro, contribuiscono alla pubblicizzazione dei social e raramente ne ottengono un profitto reale. Facebook possiede Instagram,8 il che significa che Facebook può utilizzare tecnicamente tutte le immagini che metti su Instagram. Questa realtà rappresenta un fenomeno particolarmente preoccupante nel mondo dei “capelli naturali”, in cui le donne di colore vengono incoraggiate a condividere consigli, video e foto tra loro tramite Instagram, e le loro immagini vengono prese e utilizzate da società che sfruttano il brand dei capelli naturali nelle proprie pubblicità su Facebook. Ho incontrato personalmente uomini d’affari che hanno tentato di vendere prodotti per la crescita dei capelli alle donne di colore su Facebook, ma nelle loro pubblicità hanno usato immagini di donne di colore che non avevano alcuna relazione con i capelli lunghi e naturali reperite su Instagram senza che queste lo sapessero o avessero dato il loro consenso. Le aziende traggono profitti finanziari dalle immagini di Instagram, e sostengono che non c’è nulla di eticamente sbagliato in questa tendenza dal momento che stanno dando “visibilità” alle donne nelle proprie immagini. La visibilità diventa una forma di sfruttamento basata su una valuta sociale che assegniamo specificamente alle minoranze. Si tratta di una versione modernizzata della mezzadria (…)[:] ci si aspetta che chi è giovane e povero lavori sulle piattaforme digitali bianche non avendo praticamente alcun diritto di proprietà sul materiale che crea (…) La promessa di successo ai creatori di contenuti digitali neri è aggravata dal fatto che giocano in un parco giochi digitale progettato da uomini bianchi. Quel che è peggio, siccome le grandi aziende raramente investono in imprenditori neri per l’assunto implicito che le persone nere non abbiano idee tecnologiche innovative o che siano irresponsabili dal punto di vista finanziario,12 le persone nere sono costrette ad affidarsi a queste piattaforme per generare un qualsiasi flusso di cassa. Ancora una volta, la necessità rende questi creativi vulnerabili allo sfruttamento e persino al plagio.

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