Defibrillatori digitali

Così Aph Ko definisce i social, che

proprio quando le persone nere cominciavano a seppellire il sogno americano, mettendone giustamente in evidenza il presupposto razzista e neoliberista progettato per perpetuare la privazione dei diritti delle minoranze, [si sono presentati come] innovatori, (…) defibrillatori digitali per rianimarlo. Lo hanno riconfezionato e lo hanno chiamato Facebook, YouTube, Twitter, Instagram e Tumblr. Non è una coincidenza che quasi tutti gli inventori di queste piattaforme siano uomini bianchi. Usando YouTube, Instagram, Facebook e Twitter, chiunque può diventare famoso, il che si traduce in visibilità all’interno del mercato bianco dominante. Alle giovani generazioni delle minoranze impegnate a utilizzare ossessivamente le piattaforme dei social media bianchi vengono promesse fama e ricchezza. (…). Negli Stati Uniti la notorietà viene presentata come la distrazione perfetta e la soluzione al razzismo sistemico e alla povertà. Si inducono le persone a credere che diventare famosi sia qualcosa a cui si può avere accesso a livello individuale, se ci si prova abbastanza. Con la giusta tecnologia apparentemente puoi controllare la tua immagine per raggiungere i fan. Ovviamente, la giusta tecnologia è costituita dalle piattaforme dei social media create da coloro che appartengono alla classe dominante. Le piattaforme sono descritte come gli strumenti capaci di colmare la differenza di rappresentazione esistente tra bianchi e neri.
Uno dei difetti della retorica della rappresentazione è che sponsorizza un progetto semplicistico di uguaglianza razziale, in cui le persone di colore sono visivamente “incluse” negli spazi solitamente riservati ai bianchi. Il pensiero dominante suona così: mostrare nell’ambito del mercato bianco più volti minorizzati equivale a fare progressi. (…) L’idea di essere strappati alla povertà per finire sulla copertina di una rivista viene continuamente venduto come “progresso”, e i social danno un falso senso di controllo sul proprio destino.

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