Black veganism

Dobbiamo a Carol J. Adams questa tabella, che chiarisce le caratteristiche del veganismo nero:

La collocazione nell’ambito della teoria critica è dirimente perché essa:

è teoria impegnata, sa che i corpi sono in pericolo, è informata dall’attivismo ed è scritta, in parte, per informare l’attivismo. La teoria critica non è distaccata e non presume di partire da un posizionamento obiettivo, perché sa che tale posizionamento non esiste (…) [è] una “nuova architettura concettuale” che cerca le risposte, si situa, riconosce ed è in debito con ciò che l’ha preceduta, ma guarda avanti. È decostruttiva, ricostruttiva e liberatoria, in quanto sposta il fulcro del problema dall’identità degli oppressi alle caratteristiche comuni dell’oppressione.

[Infatti] «la categoria dell’animale è anch’essa un’invenzione coloniale imposta a esseri umani e animali» [e rende necessario] creare una prassi vegana che tramite confronti, analogie e discussioni sulle similitudini di trattamento elimini le differenze esistenti nelle pratiche e nelle strutture oppressive. L’oppressione razzista non è un esempio da strumentalizzare per la liberazione degli altri animali. La pratica eurocentrica vegana di sfruttare l’esperienza delle persone animalizzate come metafora dell’oppressione altrui (degli animali) fa scomparire le esperienze reali e concrete delle persone oppresse come materialmente rilevanti. Utilizzando il linguaggio della mia teoria critica, ciò contribuisce a rendere le vittime nere della supremazia bianca dei referenti assenti.

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