“Pensamiento propio” e disobbedienza epistemica

Concetto che ora dà il nome a una rivista e che è stato elaborato da Rodolfo Kusch (1922–1979), ovvero la necessità per i filosofi non eurocentrici [argentini e sudamericani – NdR] non di rifiutare l’approccio continentale, ma di abbandonare il timore di pensare da soli, timore derivato dalla potenza delle differenze epistemiche e ontologiche coloniali, cge fa sì che i colonizzati si considerino appartenenti all’ontologia in cui le classificazioni coloniali lo hanno collocato. Bisogna invece “appropriarsi” della filosofia continentale e staccarsi dal modo ufficiale di studiarla, ovvero praticare la disobbedienza epistemica:

è necessario non solo conoscere la filosofia, ma soprattutto – e questo è molto importante – affrontare la realtà con un grado di distorsione che pochi possono sostenere. Indagare la vita quotidiana per tradurla in pensiero è un’impresa pericolosa, poiché è necessario, soprattutto qui in America, commettere il grave errore di contraddire le strutture a cui siamo attaccati. (R. Kusch – El pensamiento indígena y popular en América, 1970)

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