Gamergate

Guarento ricostruisce:

Il gamergate scoppia nel 2014 come esplosione mainstream del conflitto tra (…= due ideologie, [una progressista e l’altra conservatrice] creando un dibattito pubblico proprio intorno alla natura politica dei contenuti dell’industria dell’intrattenimento. La manosfera [gruppo di maschi bianchi cisetero che usa un lessico concettuale criptico, violenti e autoreferenziale] vuole difendere una posizione nostalgica e oppressiva nella quale i videogiochi, gli anime, i manga, i film e i romanzi possono e devono contenere stereotipi razziali e di genere, proponendo inoltre un intrattenimento “trasgressivo” e libero da codici etici Il fatto che il conflitto si concentri principalmente su dettagli di prodotti commerciali, videoludici, cinematografici e narrativi è il segno che la cultura dei Chan si è estesa all’ambito dell’opinione pubblica più mainstream, che ormai condivide le stesse passioni che inizialmente appartenevano a gruppi circoscritti di amanti dei manga e dei videogiochi. Nel 2015 nel 2016 la parte neofascista del gamergate viene cooptata dalla macchina della propaganda mediatica di Donald Trump, che viene scelto come figura di riferimento per i suoi atteggiamenti apertamente scorretti e grazie a una sotterranea operazione di spinning operata dall’agenzia di consulenza britannica Cambridge Analytica. (T. Guariento,”Miti,meme, iperstizioni”)