Secondo Sadin è frutto di globalizzazione e digitalizzazione ed caratterizzato da:
- vocazione a costruzione di rappresentazioni ed edificazione di un sistema di credenza destinata a essere egemonico e normativo, in quanto “verità”;
- termini, formule, frasi fatte forgiati da gruppi di interesse, spesso con l’aiuto di think tank, società di consulenza, agenzie di comunicazione;
- dimensione performativa che spinge ad avviare qualsiasi tipo di azione;
- funzione di propaganda massiccia sulla base soltanto di pretese economiche e della visione di un mondo considerato come ottimizzato dalla razionalità tecno.liberista;
- imitazione paradigmatica e valoriale da parte del discorso politico.
Pertanto, è necessaria la ricostruzione di una società critica che contrasti intenzionalmente questo uso traviato del linguaggio.
(Fonte: E. Sadin, “Secessione. Una politica di noi stessi”)