La “soglia di originalità” di un’opera di ingegno è un concetto definito dai giuristi anglo-americani, che pretendono tre caratteristiche:
- “Skill”, ovvero la competenza creativa, il saper fare qualcosa in modo originale e nuovo.
- “Labour”, ovvero l’impegno, la fatica, il tempo che servono per realizzare un’opera dell’ingegno;
- “Judgement”, ovvero il giudizio, il saper discernere e scegliere gli elementi distintivi (estetici e contenutistici) dell’opera.
Aliprand, quindi, ne conclude che:
possiamo dire che è proprio il judgement a rappresentare l’appiglio più saldo per poter considerare le opere prodotte con sistemi AI tutelabili da copyright. In un settore in cui è un software a metterci skill e labour, all’essere umano rimane comunque il judgement. È infatti l’essere umano che impartisce gli input al sistema AI, a giudicare se l’output fornito sia in linea con la propria idea creativa, con il proprio stile; è l’essere umano a stabilire se l’output ottenuto sia degno di essere pubblicato così com’è uscito oppure se necessiti di aggiustamenti e migliorie; è l’essere umano a scegliere tra i vari output proposti dal sistema quale sia il migliore e il più adatto a essere utilizzato e diffuso. (S. Aliprandi, “L’autore artificiale. Creatività e proprietà intellettuale nell’era dell’AI)