Arte, sì o no?

Aliprandi introduce una distinzione importante: il diritto alla tutela del copyright di opere realizzate con sistemi AI è una sorta di patente di creatività, che non include l’attribuzione al campo dell’arte, in termini qualitativi e artistici, fatti salvi gli oggetti di industrial design, che sono tutelati in modo più simile ai brevetti, con previsione di pagamento di una tassa. E non è una novità assoluta, infatti

il libro di poesie di un grande poeta e la noiosa dispensa di economia politica sottostanno allo stesso tipo di tutela per il diritto d’autore; sono entrambi classificati come opere letterarie (ai sensi dell’art. 2, punto 1, della legge sul diritto d’autore italiana) e ai loro autori vengono riconosciuti gli stessi identici diritti. (…) [Però non] ha senso dire a priori che queste creazioni non sono arte solo per il fatto che sono realizzate con questi sistemi; perché comunque l’eventuale riconoscimento di un valore artistico avverrebbe in un secondo momento, da parte di persone dotate di particolare sensibilità ed esperienza nel settore (e in caso di diatriba legale, anche da un giudice). (S. Aliprandi, “L’autore artificiale. Creatività e proprietà intellettuale nell’era dell’AI)